Intervista a Yanara Guayasamin
• Regista Ecuadoriana del multipremiato Documentario "Cuba el valor de una utopia"
Davide Matrone
http://www.granma.cu/italiano/2009/mayo/lun11/yanara-it.html
In un tiepido pomeriggio di fine aprile incontro Yanara Guayasamin nel suo ufficio. Un giovedi di grande fermento, ricco di appuntamenti e di interviste da rilasciare alle varie testate giornalistiche del Paese.
Dallo scorso 30 aprile, nelle sale cinematografiche di Quito, si proiettava l'ultimo lavoro di Yanara Guayasamin dal titolo "Cuba el valor de una utopia” che ha ottenuto il Premio a las Producciones en Marcha al Festival de Cine Iberoamericano "Cero Latitud" e nel 2007 ha vinto il premio per la Distribuciòn nel concorso organizzato dal CNC dell'Ecuador.
Dopo la nomination nel dicembre 2007 al IDFA doc Fest di Amsterdam come uno dei miglior venti documentari presentati nella storia dello stesso Festival, il film si è posto all'attenzione del pubblico e della critica facendo il giro del mondo: dall'Ecuador alla Corea del Sud, dalla Gran Bretagna, alla Serbia e poi dall'Olanda alla Germania.
Un documentario che sarà distribuito negli Stati Uniti, in Canada con la Esperanca Films e in Europa e nel resto del mondo con la Doc and co.
Precedentemente, il primo documentario di Yanara Guayasamin "De cuando la muerte non visitò" vinse il premio SIGNIS per la Post Producciòn, consegnatagli dall'Associazione Cattolica Mondiale per la Comunicazione (OCIC). Il suo primo lungometraggio fu apprezzato dalla critica e selezionato nei vari Festival di Cinema come in Cile, in Colombia, in Ecuador, in Spagna, a Panama, in Perù e a New York dove ha ricevuto il premio "Manzana de Plata" de la CinemaFe.
"Cuba el valor de una utopia" ha come protagonisti un poeta, un pittore, una cantante e finanche Fidel Castro che ricreano la Rivoluzione Cubana attraverso le loro testimonianze, i loro desideri e i loro sogni raggiunti e mancati.
Cosa hanno da dire dopo cinquant'anni i testimoni sopravviventi di quella feroce lotta? Le loro vite, le loro dispute, i loro sogni e le loro memorie costruiscono un ritratto vissuto di un'intera generazione e del suo Leader.
Yanara è appassionata del suo lavoro, delle sue esperienze e me ne accorgo dall'intensità della voce con cui anima i suoi vissuti. Mi racconta dei suoi viaggi a Venezia e del fascino che le trasmette questa città, dell'Italia e della sua cultura, del cinema italiano, di Federico Fellini e di Vittorio De Sica.
E cosi iniziamo a ripercorrere le tappe di questo documentario da lei realizzato nel corso di quindici anni, ossia dal lontano 1992 in pieno Periodo Especial.
- Come e quando nasce questo progetto cinematografico?-
“La mia generazione è stata segnata dalla Rivoluzione Cubana. Ricordo quando frequentavo il Collegio nel nostro istituto girava del materiale relativo alla campagna di alfabetizzazione in atto a Cuba durante gli anni '60 e per noi quel materiale ci dava l'idea di quanto fosse importante quel processo rivoluzionario. Diciamo che gli unici riferimenti di carattere sociale in quel periodo ci giungevano da lì.
La mia prima volta a Cuba fu nel 1992 in pieno Periodo Especial e lì vidi in maniera chiara le enormi contraddizioni economiche e sociali che viveva l'Ecuador in quegli anni. Quella realtà m'incuriosì a tal punto che volevo studiarla, comprenderla e analizzarla meglio dal suo interno. Ritornata in Ecuador ripresi gli studi di Laurea ma anche durante questa fase Cuba viveva attraverso la mia Tesi intitolata "Todos los tiempos".
Cuba rappresentava metaforicamente un po' tutti i tempi. Era come vivere negli anni '50 in una maniera moderna ed era straordinaria questa sensazione.
Un po' come disegnare due puntini l'uno distante dall'altro su un fazzoletto che si raccolgono nel momento in cui si chiude lo stesso, questo era un po' il senso di questa relazione spazio - tempo.
Nello stesso periodo mi ricordo di una poesia di mia madre, dalla quale ho ricevuto un importante influenza. Risuona ancora nella mia mente e dice più o meno cosi "Comiste bien? Bebiste bien? A costa de que? A costa de quien? La revoluciòn comienza en casa.
Ritornai nuovamente a Cuba per ben dieci volte ed incominciai a filmare tutto ciò che mi colpiva e mi stimolava l'attenzione. Un lungo ed appassionante lavoro.
In pratica questo documentario fa parte di una trilogia che ha come tema entrale l'utopia e la prima parte è stata denominata "Genesis".
Questo documentario è diviso in tre parti ognuna con un profilo differente dall'altro. La prima parte analizza la reazione dei cubani alla nuova realtà nella quale si trovano a vivere, la seconda di come sia stata plasmata questa stessa realtà e la terza invece affronta le dinamiche delle nuove generazioni.
- Dove e come incontrasti i personaggi del tuo documentario?-
La prima persona che filmai fu Felix nel 1989 in Belgio in una fredda notte d'inverno. Eravamo andati a vedere un recital di poesie e lui era lì a decantare le sue opere. Questa figura mi colpì tantissimo ma nonostante ciò non avevo ancora l'idea che fosse diventato, di li a qualche anno, il protagonista del mio documentario. Tuttavia non lo conoscevo però poi lo invitammo a cena e cosi iniziò il rapporto professionale ed umano con lui.
Alcuni anni dopo, come già detto, andai a Cuba per la prima volta e dopo aver vissuto questa nuova realtà iniziai ad organizzare il lavoro e le sequenze del film.
La prima parte pensai di relazionarla alla storia trascorsa e proiettata negli anni '90. E' stato un lavoro sempre alla continua ricerca di elementi e dettagli. Un altro personaggio che mi ha colpito e che ritengo estremamente interessante è Marta Cardona la cantante ed insegnante di canto. Una donna che ha vissuto le sue paure giovanili legate all'attività clandestina del padre e dei suoi sogni realizzati con la Rivoluzione.
- Vedendo il documentario ho notato che i tuoi personaggi sono legati al mondo della cultura ed attraverso le varie espressioni artistiche hanno cercato di valorizzare un nuovo mondo possibile.
C'è una frase di Fidel Castro che non appena giunge all'Avana e si affaccia al balcone del palazzo presidenziale pronunciò la famosa frase "questa rivoluzione e quest'evento storico si ricorderà per i poeti, per gli scrittori, per gli artisti....". La cultura è un elemento fondamentale della Rivoluzione Cubana e quando ho conosciuto lo sviluppo della cultura a Cuba negli anni '70 è stato molto impressionante scoprire un nuovo modo di sviluppare la cultura di un Paese.
Tutto ciò che si è vissuto e si vive a Cuba si è realizzato attraverso le arti e gli artisti che hanno dato vita a nuove forme d'arte e di vita.
La Rivoluzione Culturale è stata parte integrante della formazione della cittadinanza a Cuba e nonostante ciò questo aspetto, a mio avviso, non è discussa molto dal popolo. Si parla dell'istruzione, della sanità ma la cultura pur essendo un elemento che unisce le varie anime della cittadinanza attiva della società non viene affrontata quanto dovrebbe.
- Nel titolo del documentario emerge il concetto di utopia, che cos'è per te l'utopia?-
E' un termine che ha diverse interpretazioni. Mi viene in mente la concezione formulata da Tomaso Moro e dell'immaginaria isola - regno non perfetta abitata da una società ideale. Il suo termine di utopia esprime il sogno rinascimentale di una società pacifica dove sia la cultura a dominare e a regolare la vita degli uomini
Ecco quest'isola di Tomaso Moro l'avevo subito relazionato all'isola di Cuba.
Un'isola isolata che ha raggiunto un progresso sociale straordinario. L'utopia può essere intesa, relazionata all'esperienza cubana, come alla possibilità di un paese che si confronta con l'impero.
Una realtà in cui il popolo ha altri diritti tra cui l'autodeterminazione.
Vedi il seme che Cuba ha impiantato nel mondo è arrivato anche qui attraverso le varie figure professionali e culturali come i musicisti cubani che stanno formando una generazione di altri musicisti, di dottori presenti sul nostro territorio che formano altri medici. E' un seme che continua ad espandersi in tutto il mondo. La capacità d'attrazione della stessa isola genera poi la curiosità di studiare e formarsi li. Io ad esempio ho ancora quattro amici che insieme ad altri due andarono a Cuba per studiare cinema e alla fine ci son rimasti.
-Qual è il sogno di Yanara Guayasamin e quanto costa?-
Sono ben consapevole che lo sviluppo del cinema documentaristico qui in Ecuador è scarso e non c'è grande attenzione e spazio.
Il mio sogno è quello di realizzare nel mio Paese una Scuola Popolare di Cinema che sia strutturata in due parti, una di carattere popolare e l'altra legata alla specializzazione. Due scuole che si complimentano sostanzialmente.
La scuola della specializzazione si deve realizzare attraverso seminari professionali con la partecipazione di professionisti di tutto il mondo con le differenti visioni, con i differenti approcci e con le differenti scuole.
Partecipai anni fa ad un Congresso di documentaristi latinoamericani di cui molti usciti dalla Scuola popolare di Cuba San Antonio de los Banos. Ho già dei contatti con alcuni documentaristi che hanno realizzato dei documentari del genere nei propri campi di studio come la pedagogia ad esempio.
Io vorrei riunire tutte queste esperienze in una scuola popolare moderna e rivoluzionare il concetto di cinema e di cambiare il linguaggio cinematografico.
Hugo Chávez: "speriamo che Barack Obama sia il primo presidente di nuovi Stati Uniti non imperiali"
“sarebbe bene che gli Stati Uniti smettessero di inviare loro consiglieri nei nostri paesi (a organizzare golpe, depredare, corrompere e violare e far violare i diritti umani) già che noi non inviamo nostri consiglieri a Washington a condizionare la loro politica”.
“la fine dell’embargo contro Cuba non può essere un punto di arrivo di un percorso ma una precondizione"
Cristina Fernández (Presidente dell'Argentina)
Vertice dell'Unasur a Trinidad y Tobago - 19 aprile 2009
LA BBC ROMPE I TABÙ SULL’OPPOSIZIONE DEMOCRATICA A CUBA ![]()
di Gennaro Carotenuto
su: http://www.giannimina-latinoamerica.it/visualizzaNotizia.php?idnotizia=223
Vizi privati e pubbliche virtù dei dissidenti cubani in genere santificati dai media e che accusano l’Unione Europea di tradimento. Se a rivelarne pochezze ed estremismi e disegnare un quadro dal quale i dissidenti cubani appaiono come tutt’altro che degli eroi disinteressati è una giornalista come Rosa Miriam Elizalde, questa può essere accusata di essere una penna al servizio del regime castrista. Ma se a scrivere le stesse cose è la BBC allora le cose si complicano e per la stampa mainstream non resta che ignorare la realtà.
È finita la moda di isolare Cuba. Con l’annuncio di El Salvador e Costarica dell’imminente ristabilimento di piene relazioni diplomatiche ed economiche con l’isola, nessun paese latinoamericano accetta più l’ideologia dell’isolamento dell’Isola grande voluta dagli Stati Uniti. El Salvador e Costarica erano gli ultimi due paesi a non aver ancora ristabilito relazioni a 50 anni dalla rottura del 1959. E con la fine dell’isolamento decade anche la costruzione artificiale dei capi dell’opposizione, ai quali piace farsi fotografare con personalità straniere a partire dall’incaricato d’affari statunitense che (durante il governo di George Bush lo faceva apertamente) versa loro faraonici stipendi.
Non solo, la BBC testimonia che nessuna delle personalità internazionali che negli ultimi 15 mesi ha visitato Cuba ha voluto incontrare i leader della dissidenza, cosa che prima era un must di qualunque rappresentante politico che si recasse a Cuba. Neanche Michelle Bachelet, la presidente cilena, che pure in passato aveva avuto parole aspre verso la Rivoluzione, ha voluto vedere i capi dissidenti. In compenso si è fatta fotografare con Fidel Castro e suo fratello Raúl. Cristina Fernández, presidente argentina, non si è posta neanche il problema. Il presidente del Costa Rica, e premio Nobel per la Pace, Oscar Arias, non ha speso neanche una parola per loro nel discorso col quale annunciava il ristabilimento delle relazioni e il Commissario Europeo Louis Michel, incaricato delle negoziazioni tra UE e Cuba, non risponde neanche al telefono.
Qual è il motivo di tanto isolamento per figure che fino a poco tempo fa potevano ottenere facilmente un’intervista su di un grande quotidiano internazionale? Non sono sempre gli stessi i Vladimiro Roca, Martha Beatriz Roque, Antúnez, Elizardo Sánchez per incontrare i quali politici e giornalisti facevano a gara (strano regime Cuba…)? Sì il problema, sempre secondo la BBC, è che sono sempre gli stessi, decine di milioni di dollari dopo, soldi passati dalle loro mani, che hanno consentito loro impensabili tenori di vita e a volte sono rimasti impigliati nelle loro mani. Per la dignità della mentalità cubana chi riceve soldi dal nemico, e lo ostenta, non è un dirigente possibile di nulla. Perfino Sánchez ha ammesso che in questi anni l’oro di Washington non solo non ha provocato la caduta della Rivoluzione ma ha bruciato chi lo ha accettato.
Vladimiro, Martha Beatriz e gli altri allora sono così sempre gli stessi da non aver capito che non solo la guerra fredda è finita ma è passato anche il periodo speciale e infine il bushismo con la pretesa di strangolare l’isola. E allora, proprio nel momento in cui le aperture di Barack Obama fanno sperare in un miglioramento desiderato da tutti i cubani dal punto di vista delle rimesse e delle visite dei parenti emigrati in Florida, come può venire in mente ad uno dei dissidenti più in vista, Antúnez, al secolo Jorge Luis García, di pretendere che Barack Obama mantenga tutte le restrizioni e di attaccare quei cubani emigrati che desiderano tornare nell’isola a visitare le famiglie.
E non suona completamente fuori dal mondo quel mettere per iscritto un’accusa di tradimento contro l’Unione Europea da parte dei dissidenti più in vista? I nodi stanno così venendo al pettine. Perché in 50 anni e nonostante vari periodi difficili per la Rivoluzione non sono mai riusciti ad aumentare le loro fila? A chi parlano davvero i dissidenti cubani? A chi li finanzia o al popolo cubano? Di certo non sembrano parlare ai cubani che, anche se stanno molto meglio rispetto al periodo speciale, continuano a fare vita difficile, soprattutto se non possono avere dollari a disposizione.
Se l’opposizione esige la liberazione dei prigionieri politici (alcune decine quasi sempre dimostrabilmente a libro paga dell’ambasciata statunitense), elezioni multipartitiche, ritorno del capitalismo, libertà di stampa, indipendentemente o no dalla giustezza di tali rivendicazioni l’opinione pubblica cubana sente al contrario il bisogno di miglioramenti economici, nell’alimentazione, nei trasporti. Le necessità della popolazione però lasciano indifferente l’opposizione che punta al tanto peggio tanto meglio per risolvere i conti aperti con la Rivoluzione.
Perfino un sondaggio realizzato in maniera segreta nell’isola dal Partito Repubblicano statunitense confermerebbe lo scollamento totale tra opinione pubblica e un’opposizione incapace di interpretare il malessere della popolazione ma capacissima di incassare soldi a palate da un paese nemico come gli Stati Uniti e di farsi fotografare con diplomatici statunitensi, materiale che i media governativi hanno gioco facile a mostrare: dissidenti di professione. Tutto ciò può essere visto con i propri occhi a Cuba, può essere letto su reportage della BBC, ma non può essere scritto sui nostri giornali mainstream. Per loro Martha Beatriz e gli altri devono continuare ad essere degli eroi.
Cuba
Riflessioni di Fidel Castro
La menzogna al servizio dell’impero
(Prensa Latina) Il leader della Rivoluzione Cubana, Fidel Castro Ruz, ha affermato che dopo più di mezzo secolo dell’eroica resistenza dell’isola caraibica, la superpotenza degli Stati Uniti e la minipotenza spagnola non hanno ancora imparato nulla.
Di seguito Prensa Latina pubblica il testo integro della Riflessione del Comandante in Capo:
“La Reuters ha capeggiato ieri la lista delle agenzie di stampa internazionali che presentano Pedro Miret e Osmany Cienfuegos come figure storiche destituite da Raul Castro.
La segue nell'ordine la EFE, che testualmente afferma: “Lo scorso 2 marzo sono stati destituiti da Vicepresidenti del Consiglio dei Ministri .”
Il pretesto per questo intrigo, ampiamente divulgato nel mondo, è stata la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del 24 marzo del Decreto riguardante la ristrutturazione del Consiglio dei Ministri del Governo di Cuba, approvato il 2 di questo mese.
Pedro Miret è un magnifico compagno, con grandi meriti storici, che tutti rispettiamo e per cui sento un grande affetto. Da diversi anni, per ragioni di salute, non può svolgere nessuno incarico. Il lento diffondersi della sua malattia ha provocato la fine progressiva della sua attività politica. Non è giusto presentarlo come un “destituito”, senza nessuna considerazione.
Osmany Cienfuegos, fratello di Camilo, ha ricoperto carichi importanti, non solo come Vicepresidente del Consiglio dei Ministri, ma anche come membro del Partito o adempiendo ai miei ordini quando ero Comandante in Capo. È sempre stato ed è un rivoluzionario. Le sue funzioni si sono progressivamente concluse molto prima della mia malattia. Non era già Vicepresidente del Consiglio dei Ministri. Il compagno Raul Castro, Presidente del Consiglio di Stato, non ha nessuna responsabilità in tutto ciò. In entrambi i casi si trattava di meri adempimenti legali.
La Reuters e la EFE sono due delle agenzia occidentali più vicine alla politica imperialista degli Stati Uniti. La seconda si comporta peggio, sebbene sia molto meno importante della prima.
Usando una tecnica abituale, la EFE riporta le parole di Joaquin Roy, direttore dell'European Union Center di Miami, per pubblicare in un'altra nota del 24 marzo quanto segue: “La Spagna è stata riscoperta quale paese chiave in certe regioni del mondo d'interesse per gli Stati Uniti, come l'America Latina ed in particolare in due paesi: Cuba e Venezuela.”
Di seguito la EFE aggiunge: “L'esperto considera che l'interesse maggiore degli Stati Uniti, più che esercitare una pressione per l'apertura, i cambi, eccetera, sia la stabilità nell'Isola.
“Ormai da anni, ha spiegato, gli studi delle agenzie di sicurezza statunitensi non segnalano Cuba come una minaccia militare, ma seguono con attenzione lo sviluppo dei cambi per evitare che le eventuali frizioni interne possano destabilizzare la regione.”
“Agli Stati Uniti non interessa che il risultato dell'apertura sia una guerra civile a Cuba.”
L'Unione Europea e la Spagna, secondo Roy, non hanno difficoltà a lavorare insieme agli Stati Uniti, però ‘con cautela’ perché non si capisca o si accusi da Cuba che seguono le orme di Washington.
Limpido come l'acqua: le idee del vecchio impero spagnolo con le stampelle, cercando d'aiutare il corrotto, traballante e genocida impero yankee.
In oltre mezzo secolo, la superpotenza degli Stati Uniti e la mini-potenza spagnola non hanno appreso nulla dall'eroica resistenza di Cuba.
Fidel Castro Ruz
25 Marzo 2009
Progetto TEATRO GUIÑOL - LOS ZAHORIES di LAS TUNAS
Teatro Infantile di Las Tunas nato nel 1971
Queste foto con questi bambini fanno parte di una serie di feste di animazione realizzate da componenti del teatro Guiñol Los Zahoíres di Las Tunas. L’associazione “Italia – Cuba Campi Flegrei – Napoli” ha portato a Las tunas del materiale utile per la realizzazione degli spettacoli per i bambini. Sono stati portati anche palloncini manipolabili ed è stata insegnata la tecnica della creazione di figure con i palloncini (da me medesimo… Eduardo Lubrano..), utile per l’animazione in piazza e e per la realizzazione di scenografie teatrali per gli spettacoli teatrali.
Il gruppo teatrale realizza rappresentazioni anche nelle zone rurali, piazze pubbliche, parchi infantili, scuole elementari, ospedali, quartieri, ecc. portando avanti gli ideali socialisti di partecipazione sociale e di sviluppo della cultura in ogni angolo del paese.
di Eduardo Lubrano


Circolo "Campi Flegrei" Associazione Italia - Cuba
http://www.youtube.com/watch?v=m165lAk6UDA

Cuba
18º FIERA INTERNAZIONALE DEL LIBRO
Quaranta Case Editrici del Cile a L’Avana
PL - Il Cile porterà a L’Avana nella prossima 18º Fiera Internazionale del Libro, una variata mostra di creatività culturali con importanti presentazioni letterarie, delle belle arti, musicali, cinematografiche e folcloriche.
Il ministero degli Esteri cileno ha confermato che gli integranti dell’ambasciata culturale Cile ‘2009 parteciperanno come invitati d’onore alla grande festa della lettura e delle arti, dove il Cile conterà su un padiglione di 400 metri quadrati nello spazio fieristico di San Carlos de la Cabaña.
40 Case Editrici ed entità come la Camera Cilena del Libro, la Direzione delle Biblioteche, Archivi e Musei, il Consiglio Nazionale del Libro e la Lettura, l’Associazione degli Scrittori del Cile, l’Associazione dei Disegnatori di comics, la Fondazione Salvador Allende e la Fondazione Integra, sono tra i vari espositori.
Il programma artistico cileno include i cantautori Isabel Parra, Patricio Anabalón e Los Tres e un concerto di musica elettronica del noto artista Ricardo Vilallobo.
Vari artisti cileni si presenteranno con i cantautori cubani in omaggio a Violetta Parra e Victor Jara. (Traduzione Granma Int.)
http://www.granma.cu/italiano/2009/febrero/vier6/quaranta-it.html
EL CANCILLER ECUATORIANO CONVOCÓ A LA EMBAJADORA DE ESTADOS UNIDOS EN QUITO
El Ministro de Relaciones Exteriores, Comercio e Integración, Fander Falconí Benítez, convocó a la Embajadora de Estados Unidos, Heather Hodges, a las 19:00 de este día, a su despacho en la Cancillería ecuatoriana.
El objetivo de la convocatoria fue ratificarle la indignación del Gobierno ecuatoriano y el rechazo a los términos con que Armando Astorga Jr., ex Agregado de esa Embajada, se dirigió en una carta al Comandante General de Policía Nacional del Ecuador.
Astorga, quien estuvo a cargo de la Oficina de Migración y Aduanas de la Embajada, dijo en la carta que el retiro de un aporte para apoyo logístico y operativo al Centro de Operaciones Anticontrabando (COAC), se debía a que no se había “coordinado” con esa Oficina, para designar a quienes dirigirían esa unidad de la Policía Nacional.
El Canciller manifestó a la embajadora Hodges que este sistema de consultas, para que las designaciones en el COAC se hagan “en coordinación” con la Oficina de Migración y Aduanas de la Embajada, no es aceptable para el Gobierno del Ecuador.
El Ministro Falconí reiteró que la intención del Gobierno es mantener una relación de cooperación y beneficio mutuo con los Estados Unidos, en un marco de respeto.
Correa expulsó de Ecuador a diplomático de EE.UU. por "insolente"
El presidente de Ecuador, Rafael Correa, dio un plazo de 48 horas para que un agregado de la embajada de Estados Unidos salga del país, al calificar como "insolente" una carta que el funcionario dirigió a la Comandancia General de la Policía.
"Señor canciller de la República", dijo dirigiéndose a Fánder Falconi, "le da 48 horas a este señor Armando Astorga para que coja sus maletas y se largue de este país. Aquí no vamos a aceptar que nadie nos trate como colonia", indicó Correa en su informe semanal de labores.
El gobernante leyó una carta enviada a la Comandancia de Policía por Armando Astorga, quien, según el jefe de Estado, "funge (se desempeña) como agregado de la embajada de Estados Unidos", aunque no especificó en qué dependencia.
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| El mandatario dio 48 horas para que el agregado salga del país. (Foto archivo: EFE) |
En esa misiva, según Correa, Astorga informa que han decidido dar por terminado "el entendimiento de apoyo logístico y operativo brindado a la unidad del centro de operaciones anticontrabando de la Dirección Nacional de Inteligencia de la Policía Nacional", pero, más gravemente, EE.UU. calificaba al personal y al comandante de la unidad.
En la carta del 8 de enero y hecha pública por Correa, Astorga informa que desde el 9 de enero de 2009 "quedan suspendidos 340.000 dólares anuales de apoyo logístico y operativo" para esa unidad de la policía.
"Señor Astorga, quédese con su sucio dinero, no lo necesitamos, aquí hay soberanía y dignidad, quédese con sus 340.000 dólares, majadero, insolente", dijo Correa, quien añadió que propondrá dar "una donación a Estados Unidos de 160.000 dólares anuales para un proyecto para evitar la tortura en Estados Unidos", al indicar que "se está torturando en cárceles como la de Guantánamo".
L'Amazzonia è il cuore del mondodi Gennaro Carotenuto
A Belem, in Brasile, il Social Forum
A Belém, completamente ignorato dalla grande stampa, si svolge il Foro Sociale Mondiale. Andare nel delta del Rio delle Amazzoni, rispetto alla ritualità fondomonetarista incapace di ogni autocritica del Foro Economico Mondiale di Davos, è l’occasione per mettere al centro del dibattito che la salvezza dell’ambiente è anche l’unica maniera possibile di uscire dalla crisi.
Nel Foro Sociale Mondiale temi come il cambiamento climatico, la deforestazione, l’importanza delle fonti rinnovabili, la denuncia degli interessi delle multinazionali petrolifere e minerarie per la distruzione degli ecosistemi naturali e la necessità di salvaguardare questi ultimi sono al centro del dibattito e rappresentano un cambio totale di paradigma rispetto al discorso neoliberale dal quale neanche la crisi economica provocata dal neoliberismo stesso è riuscita a far discostare i potenti della terra.
su
http://www.giannimina-latinoamerica.it/visualizzaNotizia.php?idnotizia=209
cliccare SU WEB TV vedere l'intervento di Gianni Minà
Venezuela
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Chavez fa un appello per preservare le conquiste rivoluzionarie con il referendum |
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Intervista all’Ambasciatore del Nicaragua Gadiel Arce in Ecuador

Presso
“La storia del Nostro Paese è stata segnata da 50 anni di dittatura militare cruenta appoggiata dal Governo Statunitense e da quello Israeliano. Una delle dittature più feroci instauratesi nel Centro America. Un regime repressivo che mirava soprattutto alla sparizione di un’ intera generazione di giovani. Quest’ultimi rappresentavano il primissimo obiettivo della dittatura di Anastazio Somoza. Mi ricordo che negli anni antecedenti alla nostra vittoria del 1979, si attuò la famosa “Operaciòn Limpieza”; un programma scientifico mirato all’eliminazione di migliaia di giovani, molti dei quali bruciati vivi innanzi ai propri familiari. La repressione lasciò sul terreno circa 200 mila vittime, alcune delle quali “desaparecidos”. Molti giovani si arruolarono, allora, nel Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale (FSNL) per lottare contro l’arroganza dell’imperialismo Usa e per dare giustizia e dignità al nostro popolo.
Il FSNL nacque nel 1963. Un movimento organizzato militarmente che s’ispirava alla lotta dell’eroe nazionale Nicaraguense Augustin Sandino “Il Generale degli uomini liberi”. L’Antimperialismo di Sandino rispondeva obiettivamente ad una tappa fortemente aggressiva dello sviluppo del sistema capitalista nel nostro Paese. Sandino fu decapitato, con inganno, il 21 febbraio del 1934 dagli uomini del dittatore Somoza, il suo capo è conservato ancora oggi negli Stati Uniti.
Aderì al FSNL quando avevo solo 13 anni. Ricordo che da allora crebbe in me la coscienza di classe, cominciai a comprendere i veri motivi per i quali la maggioranza del nostro popolo viveva in condizione di estrema povertà ed indigenza. L’elemento che ci diede grande impulso e coraggio, fino al raggiungimento della vittoria il 19 luglio del 1979, fu l’ottimismo, la forza della ragione.
Un rivoluzionario non può mai permettersi di essere pessimista, il morale alto deve accompagnare qualsiasi azione di un buon rivoluzionario. In una rivoluzione cosi come nella vita quotidiana, la sconfitta è impensabile è necessario pensare alla vittoria sempre fino alla morte e fino alla vittoria. L’ideale rivoluzionario in tutto il mondo deve avere un principio morale molto alto.
L’iniziativa all’Università riscuote un grande successo e al termine riesco a chiacchierare con l’Ambasciatore al quale rivolgo alcune brevi domande:
Solo qualche settimana fa si sono svolte l’elezioni municipali in Nicaragua. Il FSNL ha conquistato gran parte delle municipalità. Cosa è successo?
"Prima di risponderti devo ripercorrere alcune fasi storiche e politiche del Paese. Con la nostra vittoria del 1979, come già detto, riuscimmo ad abbattere una delle dittature più cruente del Continente Latinoamericano. Durante la dittatura di Anastacio Somoza nel Paese c’era una situazione di povertà diffusa. L’analfabetismo era al 59%, grazie alla nostra presa del potere nel 1979 riuscimmo ad abbassare la percentuale di analfabetismo al 12,9 %. Quando, invece, nel 1989 ritornò al governo la destra, l’alfabetismo risalì al 39% mentre noi in quest’ultimi due anni di governo l’abbiamo ridotta al 7% e ci siamo posti l’obiettivo di liberare il paese dall’analfabetismo entro quest’anno.
Dunque, durante le ultime elezioni municipali c’era un preciso piano finanziato dagli Usa per destabilizzare il Paese. In pratica non vi era un programma elettorale ben preciso se non il tassativo slogan “todos en contra a Ortega”. Nonostante ciò, nelle municipalità abbiamo conseguito un risultato eccellente: siamo riusciti a conquistare ben 110 municipalità su 151 e la destra ovviamente non ha accettato il responso democratico del popolo. Tuttavia i nostri sindaci sono già al lavoro.
Le stesse elezioni sono state seguite dai membri del Protocollo di Quito e dal Consiglio degli Esteri Elettorali Latinoamericani del CEELA".
Cos’è successo in questi 16 d’opposizione alla destra?
Dal 1989 abbiamo subito una guerra atroce ed ingiustificata da parte degli Usa, che ha causato 10000 vittime. Noi abbiamo avuto il coraggio di denunciare tale abuso dinnanzi al Tribunale dell’AJA. Quest’ultimo ci ha dato ragione ed ha condannato il Governo degli Stati Uniti, attraverso il Governo del Nicaragua, con una sanzione economica di 17,000 $. Questa multa non è mai stata pagata e l’allora Presidentessa Violeta Barrios de Chamorro non permise al Governo che tale multa venisse pagata. Durante questi 16 anni si è registrato un vistoso incremento della povertà, nonché un diffuso livello di corruzione nel Paese.
Il Nicaragua quest’anno festeggia il 30° Anniversario della vittoria della Rivoluzione Sandinista. Quali sono gl’interventi sociali dell’attuale Governo di Daniel Ortega?
“In primis, come già ti ho detto, abbiamo tra gli obiettivi prioritari quello di rendere libero il territorio del Nicaragua dall’Analfabetismo e questo sarà realizzato entro quest’anno.
Ed è interessante notare quanto ha dichiarato, in merito a tale questione, il Ministro dell’Educazione del Nicaragua, Miguel de Castilla, durante il suo ultimo intervento a Cuba nel Palacio de las Convenciones:
Nicaragua e Cuba sono legate per ragioni storiche profonde dalla nascita del sandinismo per combattere il dittatore Anastazio Somoza.
Il Nicaragua difende l’educazione come diritto umano fondamentale stimolatore dello sviluppo economico e sociale della nazione e ricordo che quando il sandinismo ritornò al potere, nel gennaio 2007, mezzo milione di bambini erano fuori dal sistema educativo, vittime dell’esistenza di un Governo Neoliberale. Il neoliberismo converte l’educazione in una mercanzia e la prima cosa che decretammo fu la gratuità dell’educazione.
Il Nicaragua si propone di essere libero dall’Analfabetismo entro il 19 luglio del 2009 giorno del 30 anniversario del trionfo della Rivoluzione Sandinista nel Paese”.
A questo vanno aggiunti altri 4 Programmi Sociali come “Hambre Zero”. Ossia un progetto Governativo mirato all’eliminazione della fame. Il programma si basa nell’impulso nazionale di semi e la sua opportuna distribuzione attraverso l’Istituto di Sviluppo Rurale al fine di ottimizzare l’epoca della semina e il ciclo della raccolta 2009 – 2010.
Il secondo detto “Calles para el pueblo”, il terzo denominato “Casa para el pueblo” ed infine il quarto detto” AMOR” che mira alla rieducazione dei bambini abbandonati in strada. Tra i principali obiettivi c’è sicuramente quello relativo al recupero dell’infanzia persa. I nostri bambini devono sopravvivere ad una buona nutrizione, e devono ricevere un educazione adeguata e funzionale al loro inserimento nel mondo del lavoro.
Nel campo dell’assistenza sanitaria stiamo provvedendo ad aprire entro il 2009 ben 9 centri di salute grazie alla Cooperazione con il Venezuela. Già dalla prossima settimana verrà installato un centro di salute nel quartiere capitolino HUGO CHAVEZ ed un altro nel quartiere Nejapa.
Altre 5 unità si inaugureranno nella capitale nel mese di aprile, insieme all’Ospedale in Tripitapa, ad est di Managua e il Centro di Salute di San Juan del Sur.
A questo si aggiunge l’arrivo di oltre 500 vaccini che arriveranno nel paese grazie all’impulso dell’Alternativa Bolivariana per i popoli dell’America Latina.
Il Nicaragua oggi nel nuovo contesto latinoamericano?
“Noi abbiamo da sempre attuato una politica estera aperta a tutti i paesi. In questo momento nel nuovo contesto latinoamericano giochiamo un ruolo importante in molti organismi internazionali e continentali. Il Presidente del Nicaragua Daniel Ortega è il Presidente del CICA e il nostro Paese è membro attivo della 63° Commissione dell’Assemblea dell’ONU.
Siamo un soggetto attivo dell’ALBA, siamo parte attiva del foro di San Paolo (Brasile), siamo parte integrante del MNOAL e devo dirti che questo spazio lo abbiamo conquistato grazie alla nostra lotta contro l’imperialismo statunitense. E’ oggi il tempo dell’unità dell’America Latina. Dobbiamo costruire l’unità dei popoli”.
Quali sono invece i rapporti, oggi, con il Governo Ecuadoriano di Rafael Correa?
“Ottimi direi!! Anzi è il miglior rapporto allacciato con questo Paese. Abbiamo una stretta e proficua collaborazione con l’attuale Governo Correa. Da una settimana abbiamo eliminato
Ci allegra molto ciò che sta accadendo oggi in Ecuador per la presa di posizione del Governo che finalmente prende distanze dalle politiche statunitensi. Ci allegra molto che entro quest’anno la base militare Usa a Manta venga smantellata.”


Rafael Correa a Cuba

L'incontro con il Presidente della Repubblica di Cuba Raùl Castro

Rafael Correa durante il suo discorso ufficiale in Plaza de la Revoluciòn - l'Avana
su: http://www.siporcuba.it/Hav-0017fotopull.jpg
http://www.youtube.com/watch?v=Qt0lgvN3GXk&feature=related
Rafael Correa parla del Che, del Socialismo e di Fidel Castro (I PARTE)
Durata 9 min. 35 sec.
http://www.youtube.com/watch?v=c62lrDigQhU&feature=related
Rafael Correa parla del Che, del Socialismo e di Fidel Castro (II PARTE)
Durata 10 min. 10 sec.
http://www.youtube.com/wah?v=V39qDOJUi3Y
Durata 4 min. 19 sec.
Rafael Correa arriva all'Aereoporto Josè Marti di L'Habana
http://www.youtube.com/watch?v=VP3VjC0YNLY&feature=related
Durata 1 min. 37 sec
Le prime dichiarazioni di R. Correa giunto all'aereoporto di l'Avana
http://www.youtube.com/watch?v=-SJ4sCOS2PU&feature=related
Durata 9 min. 44 sec.
Rafael Correa visita l'Università d'Ingegneria a l'Habana
http://www.youtube.com/watch?v=ylj6dcOKOMg&feature=related
Durata 9 min. 48 sec.
Discurso di Rafael Coerra in Piazza della Rivoluzione (I PARTE)
http://www.youtube.com/watch?v=IiqK_z-WOmI&feature=related
Durata 7 min. 01 sec
Discurso di Rafael Coerra in Piazza della Rivoluzione (II PARTE)
http://www.youtube.com/watch?v=by731dtn6pk&feature=related
http://www.youtube.com/watch?v=xeTAA1lYC4I&feature=related
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SIXTO, L'ULTIMO GAITERO |
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Sixto, oggi sessantanovenne membro attivo del Consiglio Comunitario Afrocolombiano delle isole del Rosario è nato a Flamenco de Maria la Baja nella regione di Bolivar (Colombia) storicamente la zona che ha consegnato grandi musicisti di gaita. Una regione nella quale, oltretutto, la componente meticcia e quella nera (presente prevalentemente sulla costa) hanno prodotto grandi gaiteros e tamboreros la cui influenza e tradizione segue tutt’oggi. Los gaiteros de San Jacinto Silvestre Julio, Merardo Padilla e los Gaiteros de Punta Brava sono solo alcuni dei più conosciuti. Sixto Silgado Paido, oggi vive sull’isola del Rosario una delle 27 isole dell’arcipelago caraibico colombiano di fronte alla splendida città di Cartagena, sede di un prestigioso Festival Internazionale del Cinema. Quando lo abbiamo incontrato era seduto sotto ad un albero secolare presente in questo paradiso terrestre incontaminato del Mar dei Caraibi. Il silenzio veniva interrotto di tanto in tanto dagli scatti di una macchina fotografica della mia amica Alessandra che mi ha accompagnato in questo storico incontro. Paido vi giunge solo nel 1962 quando vi erano pochissimi nativi e l’attività principale era quella della pesca e della coltivazione del cocco. Quest’ultima cancellata con l’arrivo dei gringos che con l’avvento del turismo hanno espropriato (senza rimborsi) gran parte delle terre agli abitanti. Oggi sull’isola vivono circa 600 persone, alla pesca si è aggiunta l’attività artigianale e quella della costruzione di abitazioni in legno. Sixto ci racconta che la sua capanna dove da rifugio alla sua amata compagna di vita l’ha fabbricata e costruita lui con le sue mani. La sua cinquantennale attività di gaitero l’ha portato in giro per la Colombia ma anche per altri paesi internazionali; “ho suonato a Medellin, a Bogotà, a Calì, a Cartagena, a Barua e sono stato sull’isola di Fidel Castro (a Cuba) dove sono stato ospite delle istituzioni per tre mesi. Lì ho visto un popolo unito che ha praticamente tutto ma nonostante ciò non abbandonerei mai la mia Colombia. A maggio poi andrò a suonare a Parigi in compagnia di una cara amica francese che vive a Bogotà”. La sua musica si ascolta con buoni consensi in tutta la Colombia, a Cuba, a Portorico ed in Brasile. Sixto Silgado Paido è un validissimo esponente di un genere musicale che racconta la storia e le vicissitudini di un popolo che ha subito una deportazione di massa nel secolo XVI. Di un popolo che dalle sponde dell’Africa approdava nella città di Cartagena e smistata poi per l’interro continente sudamericano. Con la sua gaita e il suo tambor, Paido, interpreta generi musicali differenti come il merengue vallenato, la salsa, il son e il porro. Una tradizione che si tramanda di generazione in generazione: dal nonno, al padre mentre oggi ci pensa lui a tramandarlo al figlio ultimo erede di una tradizione antica e prestigiosa. Prima di salutarlo gli chiedo come vive oggi sull’isola e con un tenero sorriso pieno di calore mi risponde; della sua passione per la musica gaitera e di ciò che la terra gli regala ogni giorno, poi silenziosamente si alza e mi saluta regalandomi una papaia. DAVIDE MATRONE Isola di Rosario (Colombia), 5 Gennaio 2009 |
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Raul Castro riceve Rafael Correa |
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http://pl-it.prensa-latina.cu/index.php?option=com_content&task=view&id=21582 |
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Presidente dell'Ecuador patrocina per l’integrazione regionale in biotecnologia |
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http://pl-it.prensa-latina.cu/index.php?option=com_content&task=view&id=21585 |
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Frammento del discorso di Rafael Correa a L’Avana parlando dei Cinque cubani |
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http://pl-it.prensa-latina.cu/index.php?option=com_content&task=view&id=21584 |
Brevi dall'America Latina (Cuba ed Ecuador)
Cuba
Cuba presenta il tasso di VIH/SIDA più basso dei Caraibi
PL - Cuba registra un tasso di prevalenza di VIH/SIDA dello 0,1%, il più basso dei Caraibi, ha assicurato la dottoressa Rosaida Ochoa, direttrice del Centro Nazionale di Prevenzione della malattia.
“Nell’Isola è ridotta la mortalità per malattie relazionate con il SIDA(Sindrome di Immuno deficienza acquisita) e la trasmissione madre-figlio è infima, mentre l’epidemia aumenta in forma sostenuta soprattutto tra la popolazione maschile”, ha segnalato alla stampa la specialista.
“Sino ad oggi l’80% dei sieropositivi cubani sono maschi e tra loro l’85% fa sesso con lo stesso sesso” ha specificato la dott. Ochoa.
La capitale e la sua provincia sono le zone più colpite e attualmente sono 8.607 le persone che vivono con l’infezione.
“Più di tremila ricevono il trattamento antiretrovirale seguendo le indicazioni internazionali, completamente gratis”, ha segnalato il Dottor Manuel Hernández, vicedirettore del centro.
“Quest’anno sono stati identificati 150 casi nuovi e sono stati realizzati 1,7 milioni di test diagnostici”.
Hernández ha segnalato il programma nazionale di prevenzione che il paese sviluppa sin dall’inizio dell’epidemia, che prevede investigazioni, valutazioni, formazione e consigli a tutta la popolazione e soprattutto alle persone portatrici del virus e i gruppi vulnerabili.
Inoltre ha risaltato il lavoro del centro - che compirà dieci anni d’attività - i progetti realizzati durante questo periodo per il miglioramento della qualità della vita degli infettati.
Ha distinto la linea d’appoggio alle persone con VIH, una rete nazionale attiva in tutte le province e nei municipi che realizzano lavori di orientamento, sviluppo delle coscienze, conoscenza e programmi d’aiuto alla comunità colpita (Traduzione Granma Int.)
http://www.granma.cu/italiano/2008/diciembre/mar2/sida.html
Comincia 30° Festival del cinema de L'Avana
Il 30° Festival del Nuovo Cinema Latinoamericano de L'Avana si inaugura oggi, 2 dicembre 2008, con 503 film nel suo programma e la proiezione del film argentino “Leonera”, di Pablo Trapero. Benché l'apertura ufficiale sia prevista per la notte nel teatro Karl Marx, dalla mattina cominceranno a proiettarsi i primi film in concorso come l'opera prima brasiliana “Tropa de élite”, l'argentina “La buena vida” e la messicana “Voy a explotar”.
Nel veglione si daranno i premi Corallo di Onore a quattro figure molto legate alla competizione, il messicano Paul Leduc, il boliviano Jorge Sanjines, il brasiliano Nelson Perera Dos Santos, ed il cileno Miguel Littin.
Nel festival, uno degli incontri più attesi dai cubani ogni anno, concorreranno 114 opere divise in 22 lungometraggi di fiction, stesso numero di opere prime, 29 documentari, 24 cartoni animati, 19 cortometraggi e 28 copioni inediti.
Prestigiose personalità di circa 10 paesi della regione compongono la giuria nelle differenti categorie. I lungometraggi di fiction saranno valutati dal peruviano Francisco Lombardi, la messicana Maria Rojo ed il colombiano Sergio Cabrera, tra gli altri.
Le 15 sale disponibili nella capitale ed in altre parti dell'isola accoglieranno per 11 giorni i film più nuovi realizzati in America Latina ed anche film venuti da altre latitudini come Africa, Germania, Francia, Italia e Canada, che si proietteranno in mostre parallele.
Tra i titoli che si esibiranno in proiezioni speciali emergono “L'argentino” ed “Il guerrigliero”, di Steven Soderbergh, Blindness, del brasiliano Fernando Meirelles, e “La febbre”, prodotta dall'attrice Vanessa Redgrade, che assisterà all'appuntamento.
Da oggi i cubani ritornano ad incontrarsi col loro festival di cinema. Un incontro dedicato al quale sono stati sempre fedeli fin dalla sua creazione, tre decadi fa.
Ig/may/ag
Ecuador
Correa: Ecuador cercherà la liberazione degli ostaggi dei gruppi irregolari 
Il Presidente della Repubblica dell’Ecuador, Rafael Correa, ha assicurato che l'Ecuador collaborerà per la liberazione di circa 3000 persone che rimangono ancora sequestrate in Colombia. Queste dichiarazioni sono state rilasciate dopo il suo incontro con l'ex ostaggio delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC), Ingrid Betancourt, che visita l'Ecuador nella cornice di un viaggio di gratitudine per i paesi dell'America Latina che hanno appoggiato la sua liberazione.
“Ci sono ancora 3000 persone private della loro libertà in mani di gruppi irregolari e l'Ecuador farà tutto il possibile e tutto quello che è alla nostra portata per ottenere la libertà di queste persone”, ha enfatizzato il Capo di Stato.
L'incontro si è realizzato nel Salone di Protocollo del Palazzo di Carondelet e sono stati presenti il Vicepresidente della Repubblica, Lenin Moreno; il Ministro degli Affari Esteri, Commercio ed Integrazione, Maria Isabel Salvador; il Ministro di Giustizia e dei diritti umani, Gustavo Jalkh e l'ambasciatore francese accreditato in Ecuador, Didier Lopinot.
Ig/ www.presidencia.gov.ec http://pl-it.prensa-latina.cu/index.php?option=com_content&task=view&id=21343

Presidente Rafael Correa conferma che andrà in Iran in dicembre.
Il presidente dell'Ecuador, Rafael Correa, ha annunciato che il prossimo 3 dicembre viaggerà in Iran per aprire un nuovo mercato alla sua offerta esportabile di prodotti agricoli e consolidare la cooperazione nel settore petroliero ed energetico. “Andremo a questa visita di Stato per trarre il massimo vantaggio per la nostra gente e quello che si firmerà si compierà. Nessuno ostacola che l'Ecuador cerchi i suoi propri interessi con un paese che non ci ha fatto niente e ci ha mostrato solo amicizia”, ha assicurato il Primo Mandatario durante l'unione radiale numero 97.
L'obiettivo dell'Ecuador è cercare degli investimenti in Iran per migliorare i suoi settori della raffineria, quello petroliero e quello idroelettrico. Inoltre, cercheremo di consolidare uno scambio commerciale che implichi la vendita di fiori, gamberi e banane ecuadoriane sul mercato iraniano, prodotti che prima si collocavano maggiormente negli Stati Uniti.
“Io non smetterò di avvicinarmi all'Iran perché l'hanno messo tra i paesi della lista nera. Non accettiamo la doppia morale internazionale”, ha enfatizzato Correa.
Ha aggiunto che per questo viaggia con una nutrita delegazione di imprenditori, affinché facciano conoscere i loro prodotti.
Ig/ www.presidencia.gov.ec http://pl-it.prensa-latina.cu/index.php?option=com_content&task=view&id=21335
Raul Castro a Obama: "Incontriamoci a Guantanamo"


di Sean Penn
su Liberazione del 28/11/2008
Questo è un estratto di una lunga intervista che l'attore e regista americano ha fatto con il presidente cubano e che uscirà nel numero del 15 dicembre di "The Nation" ma già disponibile su sito www.thenation.com
Negli Stati Uniti il presidente cubano Raul Castro, ed ex ministro delle forze armate nell'isola, è stato etichettato come un "freddo militare" e una "marionetta" di Fidel. Ma quello che una volta era un giovane rivoluzionario con la coda di cavallo della Sierra Maestra sta dimostrando che i serpenti sbagliano. In verità il "Raulismo" sta vivendo una stagione di boom industriale e agricolo. Il lascito di Fidel come quello di Chavez dipenderà dalla sostenibilità di una rivoluzione flessibile, quella che potrebbe sopravvivere alla fine del leader per morte o per dimissioni. Fidel è stato ancora una volta sottostimato dal Nord America. Scegliendo suo fratello Raul egli ha messo la politica quotidiana del suo paese in mani formidabili. In un documento del Council on Hemispheric Affairs, il portavoce del Dipartimento di Stato americano John Casey sottolineava che il Raulismo avrebbe potuto portare «una grande apertura e libertà al popolo cubano».
Sono seduto ad un piccolo e lucido tavolo di un ufficio del governo con il presidente Raul Castro e un traduttore. «Fidel mi ha chiamato un momento fa - mi dice - vuole che lo richiami dopo che noi abbiamo parlato». Vi è un certo umorismo nel tono di voce di Raul che riflette una lunga vita di affezionata tolleranza nei confronti dell'occhio vigile del fratello maggiore. «Vuole sapere tutto quello che ci siamo detti - mi dice lanciandomi un'occhiata divertita - Non mi è mai piaciuta l'idea di dare interviste. Uno dice un sacco di cose ma quando sono pubblicate diventano più corte, condensate. Le idee perdono il loro significato. Mi hanno detto che fai dei film lunghi. Forse lo potrebbe fare anche con questa intervista». Gli prometto che scriverò quanto più in fretta posso e che pubblicherò il massimo di quanto posso scrivere. Mi dice che aveva informalmente promesso la sua prima intervista come presidente a qualcun'altro, e non voleva moltiplicare quello che poteva sembrare un insulto e per questo aveva scelto me tra tutti.
(…) Castro si muove con l'abilità di un giovane. Fa esercizi ogni giorno. I suoi occhi sono brillanti la sua voce è forte. Si muove in continuazione. «Lei sa, Sean, vi è una famosa fotografia di Fidel durante l'invasione alla Baia dei Porci. Sta di fronte a un carrarmato russo. Non sappiamo ancora come si fa a rimandare indietro quei carrarmati. Così - scherza - il ritiro non era un'opzione!». Questo per il "freddo militare". Raul Castro è accogliente, aperto, energico e arguto. Torno sulle elezioni americane riproponendogli la domanda che Brinkley aveva già fatto a Chavez: Castro avrebbe accettato un invito a Washington per incontrare il presidente Obama dando per scontato che avesse vinto le elezioni? Castro riflette: «E' una domanda interessante» dice facendo seguire un silenzio piuttosto lungo. Alla fine: «Gli Stati Uniti hanno uno dei sistemi di elezioni più complicate del mondo. Ci sono noti ladri di elezioni nella lobby cubana americana in Florida…». Lo interrompo: «Io credo che la lobby si stia smembrando» e con una certa punta di ottimismo dico: «Obama sarà il nostro prossimo presidente». Castro sorride guardandomi come se fossi un ingenuo, ma il sorriso scompare subito e dice: «Se non viene assassinato prima del 4 novembre sarà il vostro prossimo presidente. Noto che non ha ancora risposto alla mia domanda sull'incontro a Washington. «Sa - dice - ho letto i discorsi che ha fatto Obama. Il fatto che avrebbe mantenuto il blocco». lo interrompo: «Ha usato la parola "embargo"». «Sì - dice Castro - , blocco è un atto di guerra, così gli americani preferiscono il termine embargo. Un parola più usata in procedimenti legali. Ma in ogni caso noi sappiamo che si tratta di un discorso pre-elettorale e che egli ha anche detto che è aperto a discutere con chiunque». Raul si interrompe: «Probabilmente sta pensando: Oh, il fratello parla tanto quanto Fidel!». Ridiamo. «Non è normalmente così, ma sa Fidel… Una volta c'era una delegazione qui dalla Cina. Molti diplomatici e un giovane traduttore. Credo che fosse la prima volta con un capo di Stato per il traduttore. Avevano avuto un viaggio molto lungo e erano sotto effetto del jet-lag. Fidel ovviamente, lo sapeva, ma ciò nonostante parlò per ore. Finché qualcuno al fondo del tavolo cominciò a chiudere gli occhi, poi un altro poi un altro poi un altro, ma Fidel continuava a parlare. Presto tutti quanti, inclusi i più alti in carica, quelli a cui Fidel stava indirizzando le sue parole, si addormentarono sulla loro sedia. Allora Fidel si rivolse all'unico sveglio, il giovane traduttore, e continuò a parlare fino all'alba». A questo punto della storia sia Raul cheio sapevamo di che cosa stava parlando. Ho avuto occasione di incontrare Fidel solo una volta, la sua mente straordinaria e la sua passione per i lunghi discorsi. Ma era abbastanza per avere il quadro della situazione. Solo il nostro traduttore non rideva.
«Nel mio primo discorso, dopo che Fidel si ammalò, io dissi che avremmo voluto discutere le nostre relazioni con gli Stati Uniti su un piano di parità. Dopo, nel 2006 lo dissi di nuovo, in un discorso sulla Piazza della Rivoluzione. Fui preso in giro dai media americani che mi feccero apparire come se stessi applicando cosmetici alla dittatura». Gli offro un'altra opportunità di parlare al popolo americano. Mi risponde: «Il popolo americano è tra i nostri vicini più prossimi. Ci dobbiamo rispettare l'un l'altro. Non abbiamo mai avuto nulla contro il popolo americano. Buone relazioni sarebbero vantaggiose per tutti e due. Forse noi non possiamo risolvere i nostri problemi, ma possiamo risolverne un buon numero». Si ferma e si capisce che sta lentamente considerando qualcosa. «Le dirò qualcosa che non ho mai detto pubblicamente prima. A un certo punto è trapelata una notizia, veniva da qualcuno del Dipartimento di Stato. Ma poi è stata rapidamente messa a tacere perché riguardava l'elettorato in Florida. Ora,come le dico questa cosa, il Pentagono pensarà che sono indiscreto». Aspetto con il fiato sospeso. «Noi abbiamo avuto contatti permanenti con i militari americani per un accordo segreto sin dal 1994 - mi dice Castro - si basa sulla premessa che avremo discusso argomenti inerenti a Guantànamo. Il 17 febbraio 1993 a seguito di una richiesta degli Stati Uniti di discutere fatti relativi a "buoy locators"(le boe che delimitano una area marina) per le navigazioni nella baia. Fu il primo contatto nella storia della rivoluzione. Tra il 4 marzo e il 1 luglio ci fu la crisi detta dei "boat people". Fu stabilita una linea privilegiata militari-militari e dal 9 maggio 1995 ci accordammo per incontri mensili con i rappresentanti principali dei due governi. Fino ad oggi abbiamo avuto 157 incontri e vi è una registrazione per ogni incontro. Gli incontri avevano luogo il terzo venerdì di ogni mese. Usavamo alternativamente o la base Usa a Guantanamo o il territorio cubano. Facevamo esercitazioni di emergenza congiunte. Per esempio accendevamo un fuoco e gli elicotteri americani portavano l'acqua dalla baia in accordo gli elicotteri cubani. Prima di questo la base di Guantanamo creava caos. Gli Stati Uniti avevano incoraggiato l'emigrazione illegale e pericolosa con le guardie costiere americane che intercettavano i cubani che tentavano di lasciare l'isola. Li avrebbero portati a Guantànamo e lì cominciò una minima cooperazione. Ma noi non volevamo fare la guardia alle nostre coste. Se qualcuno voleva andare, dicevamo, vai. La nostra collaborazione inizia così. Ora in ogni incontro del venerdì c'è sempre un rappresentante del dipartimento di stato americano». Non dà nessun nome.
«Che ne dice di Guantanamo?» chiedo. «Le dirò la verità: questa base è nostro ostaggio. Come presidente io dico che gli Stati Uniti dovrebbero andare. Come militare io dico che devono restare». Dentro di me stavo riflettendo: è una grande storia o non ha nessuna rilevanza? Non è sorprendente che i nemici parlino dietro le scene. Quello che è una sorpresa è che lui ne parli a me. E torno alla domanda iniziale sull'incontro con Obama. «Volendo incontrare il nostro prossimo presidente quale sarebbe la priorità di Cuba?» Senza battere ciglio Castro risponde: «Normalizzare il commercio». L'indecenza dell'embargo americano a Cuba non è mai stato così evidente come adesso, dopo le conseguenze di tre devastanti uragani. Le necessità del popolo cubano non sono mai state così disperate. L'embargo è semplicemente disumano e totalmente improduttivo. Raul continua: «L'unica ragione per il blocco è quella di farci male. Niente può fermare la rivoluzione. Lasciate che i cubani vengono per visitare le loro famiglie e che gli americani vengono a Cuba». Sembra che mi voglia dire: venite a fargli vedere questa terribile dittatura comunista che hanno imparato a conoscere attraverso la stampa, dove anche i dissidenti e i rappresentanti del Dipartimento di Stato sanno che in una libera e aperta elezione oggi il partito comunista vincerebbe con l'80% dei voti». Gli elenco molti conservatori americani che sono stati critici con l'embargo, dall'economista Milton Friedman a Colin Powell fino al senatore repubblicano del Texas Kay Bailey Hutchison che ha detto: «Io ho creduto per un momento che avremo dovuto trovare una nuova strategia per Cuba. E cioè aprire al commercio, principalmente al mercato alimentare, in modo da offrire alla gente un contatto con il mondo esterno e contribuire alla costruzione di un'economia che avrebbe consentito al popolo di combattere la dittatura». Castro, ignorando l'offesa risponde audacemente: «Accettiamo la sfida».
(…) Si stava facendo tardi ma non volevo lasciare Castro senza affrontar l'argomento dei diritti umani e del narcotraffico agevolato dal governo cubano. Un rapporto del 2007 del Human Rights Watch stabilisce che Cuba «Rimane l'unica nazione in America Latina che reprime tutte le forme di dissenso politica». Inoltre vi sono circa 200 prigionieri politici a Cuba oggi, circa il 4% di questi sono reclusi per crimini di dissenso non violento». Mentre aspetto i commenti di Castro, non posso fare a meno di pensare alla vicina prigione di Guantanamo e alle orribili offese statunitensi contro i diritti umani. «Nessuna nazione è al cento per cento libera dagli abusi sui diritti umani - mi dice Castro - i report dei media americani sono molto esagerati e ipocriti. In verità anche il principe dei dissidenti cubani Eloy Gutierrez Menoyo ha riconosciuto le manipolazioni, accusando gli Stati Uniti di pagare le testimonianze dei dissidenti. Per ironia della sorte nel 1992 e 1994 Human Rights Watch ha descritto i gruppi anticastristi di Miami illegali e intimidatori e il giornalista Reese Erlich perla di «violazioni normalmente associate alle dittature latino americane». (…)
Possiamo parlare di droga»? Chiedo a Castro. Risponde: «Gli Stati Uniti sono i più grandi consumatori di droga nel mondo, Cuba si trova esattamente nel mezzo tra gli Usa e i fornitori. E' un grande problema per noi. Con l'espansione del turismo si è sviluppato un nuovo mercato e noi lo combattiamo. Si dice inoltre che noi permettiamo ai narcotrafficanti di sorvolare i cieli cubani. Noi non permettiamo queste cose, sono certo che alcuni di questiaerei riescono a passare. Ma è semplicemente a causa delle restizioni economiche che non abbiamo più i radar per intercettarli».
Torno a porre a Castro dopo questo lungo incontro la mia domanda iniziale. È poco dopo l'una di mattina ed egli inizia a parlare:«Dunque lei mi aveva chiesto se accetterei di incontrare Obama a Washington. Dovrei pensarci. Dovrei discuterne con i miei compagni di governo. Personalmente non credo che sarebbe una buona cosa che io fossi il primo a fare visita, perché sono sempre presidenti latinoamericani che vanno per primi negli Stati Uniti, ma sarebbe anche indelicato aspettarsi che il presidente degli Stati Uniti venisse a Cuba. Dovremmo incontrarci in un posto neutrale». Fa una pausa, appoggia il suo bicchiere di vino vuoto: «Forse possiamo incontrarci a Guantanamo. Dobbiamo incontrarci e iniziare risolvere i nostri problemi. E alla fine dell'incontro noi potremmo dare un dono al presidente. Potremmo rimandarlo a casa con la bandiera americana che sventola sulla baia di Guantanamo». Usciamo insieme dall'ufficio accompagnati dallo staff del presidente, fino alla macchina che ci aspettava. Lo ringrazio per il tempo concessomi. Mentre sono in macchina il presidente bussa al mio finestrino. Abbasso il vetro e il presidente mi indica l'orologio, per dire che sono passate sette ore da quando abbiamo iniziato l'intervista. Sorridendo mi dice: «Adesso chiamerò Fidel. Gliel'avevo promesso. Quando Fidel saprà che abbiamo parlato per sette ore, stia sicuro che passerà con lei sette ore e mezzo quando tornerà Cuba». Ci scambiamo un sorriso e un'ultima lunga stretta di mano.
| Libro di Fidel Castro sulla Colombia sottolinea attaccamento a principi |
(Prensa Latina) La Pace in Colombia, libro di Fidel Castro presentato a l’Avana, proclama l'attaccamento di Cuba ed il suo leader all'etica e principi nel suo sforzo per aiutare ad una soluzione politica al conflitto in quella nazione. Il volume di 265 pagine abbondanti in documenti non editi prima ed in racconti dei vincoli storici dell'autore col paese colombiano, la sua realtà e la sua lotta, ratifica la posizione cubana alla ricerca di un'uscita negoziata al lungo conflitto armato.
Quello più importante al mio criterio del libro è che mostra la battaglia di Cuba per la pace colombiana, affermò nell'atto di presentazione José Arbesú, capo del dipartimento America del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba, attore in importanti episodi lì raccontati.
Tutto quello ora divulgato è una dimostrazione più della falsità degli argomenti degli Stati Uniti perché Cuba non inviò mai armi né finanziamento ai guerriglieri e la sua attuazione si basò su un criterio umanitario, come si dimostra nella pubblicazione.
Altri elementi fondamentali del libro sono stati sottolineati dal ministro di Cultura, Abel Prieto, chi si è riferito a quello che chiamò il patto diabolico dell'imperialismo statunitense che segnò alla Colombia nel suo affanno di utilizzarlo nei suoi piani di dominazione continentale.
Così si ricorda suo azionare per la nascita del nefasto paramilitarismo in Colombia e la partecipazione dei suoi governanti nella riunione di Punta del Est che ha espulsato a Cuba dell'OEA.
http://pl-it.prensa-latina.cu/index.php?option=com_content&task=view&id=21233
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Oriente cubano avanza in recupero del servizio elettrico |
(Prensa Latina) La popolazione di Guayabal, il punto geografico dell'orientale provincia di Las Tunas più colpito per l'uragano Paloma, conta sui servizi di elettricità e di acquedotto quasi ristabiliti. I vicini del villaggio marino, a 108 chilometri di Las Tunas ed oltre a 700 all'est di L'Avana, hanno risposto in maniera positiva alla chiamata delle autorità cubane per attivare il processo di recupero dopo dell'imbattito della meteora. L'impatto di Paloma è successo ore prima dell'anniversario d’un uragano che nel 1932 spianò Santa Croce del Sud con un saldo di tre mille morti, ma questa volta nessuno ha perso la vita. Un ufficio dell'Agenzia di Informazione Nazionale rivelò che la comunità di Guayabal si è impegnata nella raccolta di rifiuti solidi. Mentre, affermò, brigate di linieri di Las Tunas hanno ristabilito l'elettricità mediante la riparazione di reti e replica o restaurazione di 72 pali. La nota ha emerso che le risorse assegnate per lo Stato cominciarono ad arrivare parzialmente per gli immobili affettati, poiché le 110 case distrutte richiedono di un tempo maggiore e la localizzazione del posto, non tanto vicino al mare, dove si alzeranno di nuovo. Colomba toccò terra alle 19:25 (ora locale) del sabato ultimo per la demarcazione di Santa Croce del Sud, 600 chilometri al sudest di L'Avana, ed al suo passo lasciò distrutte decine di abitazioni, l'infrastruttura economica e le coltivazioni tradizionali. I venti dell'evento meteorologico colpirono inoltre la somministrazione energetica in vaste zone dell'oriente cubano, appena recuperato degli anteriori uragani Gustav ed Ike. |
Pugno alzato, sorriso (o quasi): CIAK
Il Circolo "Campi Flegrei" alla manifestazione del 13 settembre a Roma in sostegno dei 5 cubani
Da sinistra: Eduardo, Paride, Pasquale e Luca
Giovani e Belli (& Belle)
Pugno alzato (2), sorriso (si qui c'è): e ancora un CIAK
Un saluto da Quito Davide
La solidarietà ha un nome: Cuba
di Hernando Calvo Ospina
Quella Rivoluzione e il suo popolo ha dato anche quello che non aveva. E aveva poco. Non si capisce come lo ha potuto fare,ma questa è la realtà così reale quanto le sue orgogliose palme.
In questi ultimi 49 anni, milioni di persone nel mondo lo hanno potuto constatare.
L’Algeria,che cominciava a vivere senza il giogo coloniale francese, vide arrivare i suoi medici.
Migliaia di suoi uomini e donne morirono combattendo in Africa contro l’apartheid:vinsero, ma la storia dei potenti insiste nel non riconoscergli questo credito.
Una fotografia cambiò il corso della guerra in Vietnam: quella bambina che si vede correndo nuda, piangente per le bruciature delle bombe al NAPALM statunitense, è stata curata a Cuba.
E’ stato l’unico paese,l’unico, che trasferì nel suo territorio molti di quelli che si ammalarono a causa dello scoppio della centrale nucleare di Chernobil.Lo ha fatto quando l’URSS era scomparsa ed i governanti della Russia piegati davanti agli Stati Uniti davano una mano a togliere aria alla già asfittica economia cubana.
Milioni di donne e bambini sono stati salvati al momento del parto,negli angoli più inospitali dell’America Latina,Africa e Asia, grazie ai medici arrivati da Cuba.
In Pakistan, dopo essere guariti, molti contadini scoprivano che esisteva la medicina, che esisteva quell’Isola e che esistevano esseri umani di pelle nera e camice bianco.
Quando uno dei tanti cicloni quasi fa scomparire una parte di Haiti, Cuba propose alla Francia:voi mandate le medicine,noi i medici. Ma Parigi preferì inviare truppe per aiutare a tenere sotto controllo le giuste proteste della popolazione. Cuba, da sola ed in silenzio, mandò i medici ed alcune tonnellate di medicinali.
E’ difficile calcolare quanti milioni di dollari sia costato tutto questo,al contrario invece è facile sapere che la Rivoluzione e il suo popolo li hanno dati,anziché investirli in comodità per il proprio vivere quotidiano.
Ah,hanno anche dato cose delle quali nessuno si ricorda al momento della verità. E le migliaia di stranieri che hanno ricevuto terapie di allegria, anche solo mescolandosi con quel popolo? perchè quel popolo inietta ottimismo con le sue risa, i suoi abbracci, la sua voglia di divertirsi. Perchè la fratellanza è vita.
Quella Rivoluzione e il suo popolo che tanto ha dato, oggi ha bisogno di noi.
Gli ultimi due cicloni che sono passati, uno appresso all’altro, hanno colpito duramente alcune zone del paese. Come un’esplosione nucleare,ha detto Fidel.
I grandi mezzi di comunicazione internazionale, sempre pieni di rabbia contro quei ribelli, non informano correttamente sulla situazione. Sicuramente soffrono a parlare della capacità organizzativa che ha la Rivoluzione nell’affrontare tali disastri. La stessa che, lo sappiamo, vorrebbero quelli che vengono danneggiati dagli stessi cicloni negli Stati Uniti.
Washington và raccontando ai quattro venti che Cuba rifiuta il suo aiuto. Un’altra storia fra le migliaia delle sue aggressioni all’Isola .L’Avana ha risposto che se proprio vuole dare una mano, tolga il “bloqueo” assassino, anche solo per sei mesi, e permetta di comprare quello di cui ha necessità. Chiaramente nell’ambito degli accordi che regolano il commercio internazionale. Non vuole aiuti che mettano in discussione la sua sovranità.
Cuba non vuole,non necessita, né merita elemosine, perché mai le ha fatte. Nè può pensare di riceverle dallo stato che vuole distruggere la Rivoluzione. Lo stesso che mai offre niente senza un piano dietro.
E’ ora di restituire un poco del tanto che quel popolo ha fatto per tanti.
In molti paesi si sta organizzando la solidarietà; diamo il nostro contributo.
Cuba necessita di solidarietà; di quell’atto di tenerezza fra i popoli.
Hernando Calvo Ospina
Giornalista e scrittore colombiano residente a Parigi.
Collaboratore di Le Monde Diplomatique.
Il Circolo "Campi Flegrei" dell'Associazione d'Amicizia Italia - Cuba sostiene il:
PROGETTO "TEATRO GUIÑOL - LOS ZAHORÌES di Las Tunas
Circolo Campi Flegrei
info e contatti: amicuba.campiflegrei@libero.it
IL TERRORISMO A 2 FACCE

Il 13 settembre a Roma avrà luogo una manifestazione nazionale indetta dal “Comitato Italiano Giustizia per i Cinque” a sostegno della battaglia di giustizia e civiltà che cinque patrioti cubani stanno combattendo da dieci anni nelle carceri Usa contro la vergognosa sentenza della giustizia statunitense che li ha ingiustamente condannati a pene palesemente illegittime.
previsto un’incontro letterario, musicale e politico di denuncia della persecuzione giudiziale che colpisce questi 5 prigionieri.
La Storia:I cinque si introducono in nei clan mafiosi di Miami, vi si iscrivono, raccolgono informazioni; il fine è quello di conoscere per tempo ed evitare attentati a Cuba: si chiama controinformazione antiterroristica.
Grazie alle informazioni da loro raccolte, nel 1998 il governo cubano avvisa la Casa Bianca di un imminente attentato a L’Avana da parte della mafia di Miami. Ma Clinton, invece di intervenire, fa arrestare i 5 Cubani! Accusa: Spionaggio e azioni sovversive nei confronti del governo degli Stati Uniti!!!
CON QUESTA SENTENZA IL GOVERNO STATUNITENSE LEGITTIMA LA PRESENZA DI TERRORISTI SUL SUO TERRITORIO.
I giudici di Miami, condizionati dalla mafia Cubano-Americana di Miami, senza alcun tipo di prova hanno emesso la seguente sentenza:
Gerardo Hernández 2 ergastoli e 15 anni di carcere; Ramón Labañino ergastolo e 18 anni di carcere; Antoni Guerrero ergastolo e 10 anni di carcere; René González 2 ergastoli e 15 anni di carcere; Fernando González 19 anni di carcere;
Nei media, italiani e stranieri, ci si guarda bene dal raccontare la vera storia del terrorismo statunitense nei confronti di Cuba, che dura ormai da oltre 40 anni. Non si parla delle migliaia e migliaia di morti causati dal paese più potente dell’Occidente, quello che con i suoi 290 milioni di abitanti si oppone agli 11 milioni dell’isola continuando a sostenere che i cubani sono una minaccia e, in nome di questa grossolana bugia, giustifica e protegge il fior fiore del terrorismo americano, come Orlando Bosch o Posada Carriles, per citare due esempi. È dagli anni sessanta che persiste un accanimento omicida nei confronti di Cuba e delle sue scelte che, oltre al Bloqueo, si esplica anche attraverso azioni terroristiche, che colpiscono i civili, le attività commerciali, le strutture turistiche, oltre all’immissione di virus, come quello del Dengue.
Gli stessi Stati Uniti che dicono di combattere il terrorismo in tutto il mondo, compiono atti terroristici contro Cuba.
Giovedì 4 settembre presso la “Casa della Sinistra”, a Quarto in via De Ribera,8 (zona Villa Comunale), ORE 20,30 verrà proiettato il Film-documentario “LA VERDAD DE FRENTE AL MUNDO” Circolo "Campi Flegrei"
Eventi a Cuba - AGOSTO 2008
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Agosto |
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Deporte |
Torneo de Béisbol "Que Siempre Brille el Sol" |
2-Ago |
7-Ago |
Ciudad de La Habana |
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Deporte |
Eliminatoria Sub - 17 de Fútbol |
10-Ago |
17-Ago |
Ciudad de La Habana |
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Deporte |
Eliminatoria FIFA III |
18-Ago |
21-Ago |
Ciudad de La Habana |
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Proyecto Binacional Cuba - Venezuela | |||
| JULIO MARTÍNEZ MOLINA | ||||
La Universidad Carlos Rafael Rodríguez de Cienfuegos, extenderá al curso diurno la carrera de Ingeniería Agrónoma, a partir del venidero septiembre, en consonancia con los planes de fomento agrario vislumbrados en la provincia, a partir de la puesta en marcha aquí del Proyecto Binacional Cuba-Venezuela para el Desarrollo Endógeno de la Producción Agropecuaria de Cienfuegos, en el cordón agropecuario extraditacino y otros nueve escenarios de producción. Ya se conforma el primer grupo académico, que inaugurará la nueva especialidad durante el inminente período lectivo, la cual de manera inicial se adscribirá a la Facultad de Ingeniería Mecánica para luego estructurar una propia, indicaron a Cubahora directivos del centro de altos estudios. Los especialistas de la esfera eran graduados hasta ahora en el centro solo a través de la modalidad de estudios dirigidos, nunca en el curso diurno, vía inédita. Investigadores del reconocido Centro de Estudios para la Transformación Agraria Sostenible, de la Universidad de Cienfuegos, respaldarán el desarrollo de la carrera; del mismo modo que se preparan para contribuir al desarrollo del mencionado Proyecto. El Proyecto Binacional Cuba-Venezuela para el Desarrollo Endógeno de la Producción Agropecuaria de Cienfuegos contará con diez escenarios de producción, y un monto de inversión inicial de 4 millones 473 942 dólares y 4 millones 910 107 pesos en moneda nacional. Los diez escenarios sobre los cuales comienza a levantarse ya este abarcador proyecto solidario entre dos naciones hermanas (anunciado por el presidente venezolano Hugo Chávez durante la apertura de la Refinería de Cienfuegos, en diciembre pasado) contemplan un cordón agrícola alrededor de la ciudad, UBPC y CCS, centros de experimentación, fincas de semilla, granjas de cultivos, microembalses y la red general de mercados agropecuarios, entre otros sitios. Está previsto que en un plazo de dos-tres años luego de comenzar su ejecución, los volúmenes de producción de diversos renglones aumenten de modo considerable, con una media de avance de un 25 por ciento en relación a cómo se comportan hasta este momento. El proyecto -de carácter viable y sustentable- alcanzará una perspectiva social de amplio espectro, y lleva aparejado un fuerte programa de capacitación de trabajadores de decenas de organismos e instituciones del territorio. Expertos de la agricultura señalaron a Cubahora que contribuirá a la seguridad y soberanía alimentaria del municipio de Cienfuegos, para el desarrollo de un ambiente innovador, endógeno, de adecuación socio-técnica en la producción agropecuaria. Este fomento del núcleo de desarrollo endógeno sureño será de referencia, en tanto modelo de integración en un territorio intervenido por múltiples proyectos industriales y de urbanización, el cual requiere un manejo sostenible de su capital natural en un ecosistema frágil y a la vez estratégico, que se fortalece en programas de la Revolución y sus oportunidades para la integración latinoamericana y caribeña. Los ejecutores principales del Proyecto son la delegación del Ministerio de la Agricultura en Cienfuegos a través de su subdelegación de Servicios Técnicos y Desarrollo; el Centro de Estudios para la Transformación Agraria Sostenible de la Universidad Carlos Rafael Rodríguez; y la Empresa Nacional de Proyectos Agropecuarios. Los ingenieros agrónomos que comenzarán a graduarse en la Universidad de Cienfuegos devendrán pieza clave en el asesoramiento científico de esta idea solidaria. Consulte además • Desarrollan Proyecto Endógeno de la Refinería de Petróleo de Cienfuegos |
Mijaín López di Cuba ha vinto il primo Oro a Pechino
È la prima medaglia d’oro per l’America Latina
In un giorno piovoso, nella capitale della Cina, il lottatore cubano Mijaín López ha fatto spuntare il sole per l’America Latina vincendo la prima medaglia d’oro per la regione, nelle Olimpiadi di Pechino 2008.
Con un’attuazione eccezionale, il portabandiera della delegazione cubana ha sconfitto il russo Hassan Baroev 5-0 e 1-1 ed ha concretato quei pronostici che lo davano favorito nella divisione dei 120 chilogrammi nella lotta greco-romana.
Il cubano, che aveva già vinto precedentemnte una medaglia d’oro, per giungere alla finale ha battuto il bielo russo Siarhei Artsiukhin 3-0 e 2-1 e l’armeno d’origine russa Yuri Patrikeev, medaglia di bronzo nel Mondiale di Mosca-2002.
Inoltre ha sconfitto lo svedese Jalmar Sjober 4-0 e 5-0.
(Traduzione Granma Int.)
http://www.granma.cu/italiano/2008/agosto/juev14/Mijain-Lopez.html
(ANSA) - LA PAZ, 11 AGO - Il referendum revocatorio dei mandati del presidente e dei prefetti dipartimentali svoltosi ieri in Bolivia ha confermato tutti.Il presidente Evo Morales ha ottenuto una netta affermazione, raccogliendo secondo gli istituti specializzati il 63% circa dei voti di conferma per il suo mandato (+8% rispetto al 2005). Allo stesso tempo, i 4 prefetti dei dipartimenti 'ribelli' (Santa Cruz,Beni, Pando e Tarija), sono stati riconfermati, a pochi mesi dai referendum di autonomia.

Ecuador: I movimenti indigeni festeggiano la vittoria di Morales in Bolivia
La Conaie reveló que una delegación indígena viajó a Bolivia para participar como observador en el referendo celebrado el domingo.
EFE
Quito, Ecuador
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Olimpiadi Pechino 2008
Stevenson: IL CAMPIONE
Stevenson, la hermandad primero |
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De no haber sido porque su país apoyó el bloqueo soviético a los Juegos de Los Ángeles, la gloria del boxeo amateur, Teófilo Stevenson, podría haber conquistado su cuarta medalla olímpica. Veinticuatro años después, el púgil cubano le dijo a BBC Deportes que la conciencia y la solidaridad eran la prioridad. Stevenson conversó con el corresponsal de BBC Mundo en Cuba, Fernando Ravsberg, quien acudió a la cita con las preguntas de nuestros lectores en la mano. En el cuadrilátero, Stevenson fue la sensación de las Olimpiadas de Munich 72, de Montreal 76 y de Moscú 80. Su gancho derecho maravilló a los amantes del boxeo, que esperaban con ansias los Juegos Olímpicos de Los Ángeles para ver a Stevenson coronarse por cuarta vez. Sin embargo, las olimpiadas en suelo estadounidense se celebraron, pero el púgil oriundo de la provincia oriental de Las Tunas, nunca llegó. Cuba se había unido a la Unión Soviética en el boicot a los Juegos de 1984. "No asistimos. Pude haber obtenido mi cuarta medalla de oro, pero cuando se trata de un problema de conciencia y de solidaridad y hermandad, eso no se puede violar", le dijo Stevenson a BBC Deportes. Salud y cariño El ganador de tres títulos mundiales de boxeo amateur no sólo es recordado por sus hazañas deportivas, sino por una frase que fue más poderosa que uno de sus golpes.
"Los únicos millones que me interesan quedaron en Cuba con el cariño de ocho millones de compatriotas", fue su respuesta cuando le presentaron una oferta millonaria para desafiar al campeón mundial profesional de los pesos pesados Muhammad Ali. ¿Le hubiese gustado pelear contra Ali aunque fuera de forma amateur? "Bueno sí, yo siempre preferí pelear con los mejores para poder medir mi calidad porque trabajaba, entrenaba y me esforzaba para eso. Pero me alegro de no haber peleado contra él porque es un gran amigo, es una persona que tiene un gran corazón y ama a la gente, quiere a los demás. No es que sólo sea un gran campeón, pienso que es más grande como persona que como boxeador", dijo el púgil cubano. Aunque para algunos de nuestros lectores, Stevenson pudo haber sido millonario de haberse ido de la isla, el púgil prefirió no dar el salto al profesionalismo. "Si yo soy millonario aquí en Cuba", dijo en alusión al cariño que le profesan sus compatriotas. "Nunca me gustó el boxeo profesional", sentenció. "Es más importante la salud que el dinero y el profesionalismo es cruel, en el profesionalismo explotan a los atletas y, después, otros son los que se quedan con el dinero. Se desarrollan desde el punto de vista físico, pero no desde el punto de vista mental", señaló Stevenson. La Revolución Para el ex boxeador y actual vicepresidente de la Federación de Cubana de Boxeo, la Revolución Cubana fue clave para que la isla se convirtiera en una potencia pugilística capaz de superar las maquinarias deportivas de otros países.
"Pienso que el secreto está en lo que dijo nuestro comandante: el triunfo de la revolución, llevar el deporte hasta lo más alto que sea posible. Hablo de la educación, de la salud pública, de la superación del trabajo cognoscitivo, de la creación de escuelas. No es ningún secreto, para obtener resultados hay que trabajar, estudiar y tener disciplina", señaló Stevenson. ¿Es correcto mezclar deporte con política? "Pienso que en todo hay su política, hay la política de cómo desarrollar las cosas. Cuando uno ama a su bandera y a su país y cuando uno observa y analiza que para desarrollar el deporte en cualquier perfil hay que pensar también en el sacrificio que hace el pueblo y en lo que ha costado tener lo que tenemos. Lo veo de una forma política, entendiendo el desarrollo político para llevar adelante las cosas". Al hablar sobre los deportistas que abandonan la isla, Stevenson, quien es vicepresidente de la Comisión Nacional de Atención al Atleta, opina que este mundo es amplio y que cada individuo tiene el derecho a decidir su camino y su destino. Unos yerran, otros no, señaló. ¿Y Stevenson se equivocó o estuvo en lo cierto? "No pienso que me haya equivocado, pienso que estoy en lo cierto porque yo quiero a mi pueblo, quiero a todos esos mártires que dieron la vida. No es sólo hablar de Fidel, de Raúl, de Almeida, de Ramiro (...) también pienso en José Martí". Stevenson considera que la deserción de púgiles de Cuba no afecta la disciplina, pues existe una sólida base de entrenadores y una escuela de boxeo que mantiene el nivel. Hermanos del mundo Amigo de otras glorias del boxeo como el panameño Roberto Durán y el colombiano Pambelé, Stevenson se confiesa un aficionado de los púgiles latinoamericanos. "Siempre que veo a un boxeador latino quiero que gane".
Sin embargo, Stevenson no se aferra a los vínculos regionales y se siente parte de una familia global. "Tengo (amigos) boxeadores en varias partes del mundo porque yo pienso que el deporte crea amistad". A pocas horas de que se comiencen los Juegos de Pekín, la leyenda olímpica habla de las críticas que han rodeado al país anfitrión. "Nada es perfecto. Pero también pienso que no se puede criticar algo si no se ha hecho. Vamos a esperar para ver que se dice después. Pienso con optimismo que los hermanos chinos van a hacer unas buenas olimpiadas", opina Stevenson. Sin derrotas Cuando se le pregunta a Stevenson sobre sus derrotas, el atleta más conocido dentro y fuera de la isla asegura que él no perdía. "Yo siempre gané porque gané en experiencia. De las derrotas se saca experiencia y de las victorias también". ¿Su contrincante más complicado? El entrenamiento, responde, pues es el piso donde se construyen los triunfos y las medallas. "Cuando uno entrena al que hay que derrotar es al entrenamiento. Ese es el rival más difícil que tiene uno". |
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ECUADOR: Rafael Correa, Daniel Ortega e Hugo Chávez
La tensa relación que mantienen con Colombia fue el eje de la cita que sostuvieron ayer en Manta los presidentes Rafael Correa (Ecuador), Hugo Chávez (Venezuela) y Daniel Ortega (Nicaragua).
Los tres gobernantes se reunieron en la Base Aérea de Manta, en un encuentro que fue calificado como una ‘minicumbre de izquierda’ por varias agencias y medios internacionales.
Chávez arribó a Manta procedente Caracas, para asistir a la ceremonia que da vida a la refinería que será financiada por los gobiernos de Ecuador y Venezuela.
Un llamado a la unidad regional
Las intervenciones de los presidentes Rafael Correa y Hugo Chávez abogaron ayer por consolidar la integración regional.
En un discurso que duró 85 minutos, Chávez enfatizó en la necesidad de fortalecer la unión latinoamericana a partir de los proyectos energéticos. “Tenemos que propugnar que los esfuerzos para la conformación de del Banco del Sur se concreten pronto”.
En ese sentido, hizo un llamado a los mandatarios de la zona para poner fuerza a los proyectos energéticos. “Hace pocos días estuve en Paraguana (Venezuela), con el presidente de Colombia, Álvaro Uribe, hablamos mucho sobre temas petroleros”, señaló.
Por su parte, Correa dijo que la unidad es “impostergable”. Por ello, hizo un llamado a la creación urgente de una organización de estados latinoamericanos y caribeños. “Nuestro norte es el sur. No podemos desperdiciar este momento, ahora o nunca es el momento de crear esa organización de países latinoamericanos sin países ajenos a nuestra historia, valores y cultura”.
La Paz, Bolivia y Perú normalizan relaciones diplomáticas
Tratto dal "EL COMERCIO" ECUADOR
Los gobiernos de Bolivia y Perú normalizaron sus relaciones diplomáticas con el retorno a La Paz del embajador Fernando Rojas, tras su llamado a consultas a Lima hace dos semanas, informó hoy a Efe una fuente de la embajada peruana.
"La llegada del embajador a La Paz involucra un proceso de normalización de las relaciones diplomáticas", dijo la fuente diplomática, antes de anunciar una conferencia de prensa de Rojas para mañana.
El embajador partió hacia Lima el pasado 1 de julio después de un incidente provocado por declaraciones del presidente Evo Morales sobre la supuesta intención de Estados Unidos de instalar una base militar en territorio peruano.
Morales también había convocado a los peruanos a resistir esa presunta intención norteamericana que, sin embargo, el presidente peruano, Alan García, desmintió tajantemente.
García consideró las declaraciones de Morales como una "intromisión" en asuntos internos de Perú y llamó a consultas a Rojas, en otro episodio de una secuencia de "roces" entre ambos países durante el mes pasado.
La fuente peruana consultada hoy por Efe remarcó que "se ha dado por superado el incidente y se está normalizando la relación".
Morales dijo el pasado fin de semana que está dispuesto a reunirse con García para hablar de sus diferencias, pero también de integración, y recordó que hace tiempo está invitado a visitar Bolivia.
Entre las discrepancias están sus visiones sobre cómo debe encararse la negociación para un acuerdo de asociación entre la Comunidad Andina (organismo que integran junto a Ecuador y Colombia) con la Unión Europea.
Hace unos días García dejó abierta la posibilidad de dialogar con Morales sobre los beneficios de los Tratados de Libre Comercio (TLC), asunto en el que tienen posturas opuestas.
"Creo que está abierta la posibilidad de conversar amigable y técnicamente (con Morales) respecto a lo positivos que son los tratados internacionales de comercio para nuestros países", dijo entonces García.
http://www.elcomercio.com/noticiaEC.asp?id_noticia=206729&id_seccion=5
I leaders di Ecuador, Nicaragua e Venezuela in un mini vertice a Manta
PL - I presidenti dell’Ecuador, Rafael Correa, del Venezuela, Hugo Chávez e del Nicaragua, Daniel Ortega hanno svolto un mini vertice in questa città dove hanno analizzato le vie per dare un impulso all’integrazione regionale.
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Correa ha segnalato che i tre presidenti hanno accordato di svolgere il 31 luglio a Quito una riunione dei ministri di Pianificazione dei tre paesi, per delineare una strategia tripartita dello sviluppo delle nazioni.
"Basta con l’isolamento, dobbiamo coordinare azioni congiunte per dare un impulso allo sviluppo dei nostri popoli ed eliminare la fame", ha detto.
Ortega, che non è andato ad El Aromo, dove Chávez e Correa hanno partecipato alla cerimonia di costituzione di un’impresa mista che costruirà una raffineria petrolchimica, ha etto che con l’unità si potrà superare la crisi e ottenere la sovranità.
"Centroamerica e Sudamerica dobbiamo incontraci e unirci; non è possibile che il Sudamerica veda solo il sud, mentre il Centroamerica si fa attrarre solo dal nord. I tempi stanno cambiando", ha detto. "Dobbiamo andare al di lè delle parole e concretare un’integrazione latinoamericana e dei Caraibi con strumenti e organismi, come l’Unione delle Nazioni del Sud e la futura Organizzazione degli Stati Latinoamericani e dei Caraibi. UNASUR è una grande porta per tutti i latinoamericani e caraibici, come l’Unità delle Forze di Difesa della nostra regione. Urgentemente dobbiamo stabilire un’Organizzazione degli Stati Latinoamericani e dei Caraibi, con la nostra propria identità, con capacità per poter difendere la sovranità regionale, con capacità per poter dialogare con la potenza del nord e le potenze europee, alla pari. Solo uniti possiamo affrontare e difendere gli interessi sovrani dei nostri popoli di fronte alle tendenze della tirannia del capitalismo globale, che vuole rendere eterno, con l’impero alla testa, il suo dominio sulla terra. (Traduzione Granma Int.)
Notiziario Cubano n° 3
«Passo il tempo rielaborando articoli di stampa». Ma non solo». Con un comunicato ufficiale letto dalla televisione cubana e ripreso da tutti gli organi di stampa spagnoli, il leader Maximo Fidel Castro torna in pista e racconta la sua vita da "pensionato".
Lasciato il potere per problemi di salute che gli impediscono di apparire in pubblico ormai da quasi due anni, Fidel ha però moltiplicato gli incontri con i rappresentanti stranieri in visita nell'Isola, quattro in una settimana, dopo un periodo in cui sembrava sparito totalmente dalla scena.
Nessuno «strappo» con il Governo guidato dal fratello Raul, ha tenuto a precisare anche martedì a mezzo veline dopo il clamore suscitato dalla sua reazione negativa all'annuncio dell'Ue della revoca delle sanzioni.
L'ultimo incontro, dopo i due con Hugo Chavez e quello con il presidente uruguaiano Tabare Vasques, Fidel lo ha avuto con un dirigente del Partito comunista cinese. È stato invitato alla cerimonia d'apertura delle Olimpiadi di Pechino - «salute permettendo»- ha riferito la tv di Cuba. I due hanno inoltre discusso - aggiunge il comunicato - «i rapporti bilaterali, le provocazioni occidentali in Tibet, la situazione a Taiwan, la grossolana manipolazione della questione dei diritti umani contro il socialismo, la crisi alimentare e la società dell'informazione».
Fidel ha poi lodato il lavoro del fratello: «Ha apprezzato gli sforzi della dirigenza della Rivoluzione - scrive nel comunicato - e in particolare del compagno Raul, su questioni come l'unità, la produttività del lavoro e gli aumenti della produzione agricola e del risparmio, che hanno una grande importanza e ha spiegato di «cooperare» con il governo e il partito che non guida più ma solo come consigliere esterno che mette a disposizione il suo tempo libero.
«Che cosa faccio io? Coopero mettendo insieme notizie e dati, e facendo analisi sui problemi internazionali più acuti che vanno all'attenzione della direzione del partito e dello Stato» ha spiegato il leader. «Dispongo di tempo per raccogliere una grande quantità di informazioni, cosa a cui dedico quasi tutte le ore del giorno».
Fidel avverte a Chávez che la sua vita è in pericolo
21/06/2008 | Actualizada a las 03:46h
Caracas. (EFE).- El presidente de Venezuela, Hugo Chávez, assicurò oggi 21/6, che durante la sua visita de questa settimana a Cuba, l’ ex presidente cubano Fidel Castro lo avvertì che "l’ imperialismo non si ferma e lo attaccherà da tutte le parti", incluso contro la sua vita.
"Attento che possono cercare di ucciderti in qualsiasi momento, sono disperati perché la rivoluzione bolivariana continua il suo cammino", ha detto Chávez che gli ha manifestato Castro.
CUBA LANCIA UN VACCINO TERAPEUTICO PER IL.CANCRO AL POLMONE, UNICO AL MONDO!
VIDEO DA VEDERE:
http://it.truveo.com/Approvato-a-Cuba-il-vaccino-contro-il-tumore-al/id/4285425019
A Napoli primo piano su Cuba nel RoadShow dell’Ente Turismo
Il mare di Cuba, la sua storia e le sue architetture coloniali sono protagonisti del lungo Roadshow che ha percorso da Nord a Sud la Penisola italiana. La tappa ha avuto inizio al Grand Hotel Oriente di Napoli dove gli operatori del settore hanno occasione di incontrare un gruppo di specialisti costituito dal Gruppo Cubanacan Cuba/Cubanacan Italia, Havanatur, Cubatur e il Gruppo Gaviota, le catene alberghiere Gran Caribe, Islazul, Sol Meliá Cuba, Iberostar Cuba, Sandals Cuba, Occidental Cuba, quindi Marlin Marine di Cuba, Cubana de Aviacion/Sol y Son e Sirenis. Accompagnati dall'Ente del Turismo di Cuba, organizzatore dell'evento insieme a TTG Italia, gli espositori hanno offerto ai partecipanti anche una piacevole conclusione di giornata con cocktail locali, musiche tradizionali e altre sorprese.
Venezuela in occasione del 197° anniversario dell’indipendenza della Repubblica Bolivariana del Venezuela, il 2 luglio presso l’Università Orientale di Napoli, in via Chiatamone, ha organizzato una tavola rotonda sul tema “risposte diverse alla crisi economica e sociale: individualismo e solidarietà”. Hanno partecipato l’Ambasciatore del Venezuela in Italia Rafael Lavaca, il Console Gen.le a Napoli Bernardo Borges, gli scrittori e giornalisti R. Massari, G. Carotenuto e Guido Piccoli.
Ha preso il via il primo luglio 2008 la rassegna di teatro e letteratura Brividi d'estate 2008, nell'affascinante cornice del Real Orto Botanico di Napoli. Per un mese intero, fino a domenica 27 luglio, Il Pozzo e il Pendolo Teatro si "sposta" nel parco più bello di Napoli per una rassegna che, giunta alla sua ottava edizione, regala brividi, fascino e grandi emozioni, con una programmazione più ricca e una sezione interamente dedicata ai giochi gialli.
Ogni spettacolo, è stato pensato per poter offrire al pubblico una serata davvero unica, coniugando le suggestioni del teatro-letteratura in uno dei parchi più belli di Napoli, con una serie di piccole attenzioni, gastronomiche e musicali, capaci di coinvolgere il pubblico.
La programmazione prevede cinque spettacoli in 'scena', e, per ciascuno di essi, sono previste più repliche. Ogni allestimento, infatti, ruoterà nel corso del mese, per offrire la possibilità di scegliere e poter vedere, nella stessa settimana, più spettacoli.
Ad inaugurare la rassegna, martedì 1 luglio (in replica il 2 luglio e poi il 6, 7, 8 e 9 luglio), Il vecchio e il mare di Ernest Hemingway, romanzo ambientato nei presi di Cuba, con la quale grazie a questo libro Hemingway riceverà il premio Pulitzer nell'anno 1953 e il premio Nobel nell'anno 1954. Con Paolo Cresta (voce narrante), Carlo Lo Manto (voce e percussioni), Giacinto Piracci (chitarra), Corrado Cirillo (contrabbasso). Per il personaggio probabilmente lo scrittore s'ispirò al marinaio cubano Gregorio Fuentes, con cui stringeva rapporti di amicizia.
Gli spettacoli saranno in scena dal lunedì alla domenica alle ore 21.00 Il prezzo d'ingresso è di euro 10 (ridotto) di euro 16 (intero) Info e prenotazioni al numero 0815422088 email info@ilpozzoeilpendolo.it internet www.ilpozzoeilpendolo.it
Fiesta 2008 – Roma:
5 LUGLIO GENTE D’ZONA
7 LUGLIO PUPY y LOS QUE SON SON
9 LUGLIO ISAAC DELGADO
Come arrivare: Dal Grande Raccordo Anulare Uscita 23 Via Appia – Dir. Centro – San Giovanni
Dopo circa 1 km sulla destra c’è l’Ippodromo delle Capannelle. Info 06/7182139
Antonio Pacheco è il nuovo allenatore della nazionale cubana che parteciperà alle Olimpiadi di Pechino 2008, in sostituzione di Rey Vicente Anglada che era alla guida della squadra dal 2006.
Il mese scorso, l'ex-seconda base di Cuba (43 anni), aveva condotto la formazione di Santiago de Cuba alla conquista della Serie Nacional (4-0 su Pinar del Rio): il secondo titolo nazionale consecutivo per le "vespe" di Pacheco, il terzo nelle ultime quattro stagioni.
Da giocatore, Pacheco è stato uno dei più acclamati campioni della selezione cubana che ha vinto i Giochi di Barcellona (1992), di Atlanta (1996) e conquistato l'argento a Sydney (2000).
PRIVACY: in accordo con le norme sulla tutela della privacy (art. 23 del D.Lgs. 196/2003), i destinatari di questo messaggio sono in copia nascosta, e possono richiedere in qualsiasi momento la conferma, la modifica o la cancellazione dei propri dati dal nostro database
A CURA DI:
Massimiliano Diana
SOLIDARIETA' CUBA - ECUADOR

1 de julio del 2008
Ecuatorianos solidarios con Los Cinco
El Comité Ecuatoriano de Solidaridad con los Cinco antiterroristas cubanos presos en cárceles de Estados Unidos denunció la parcialidad de la justicia norteamericana en ese caso. Una declaración de ese grupo, difundida en Quito, repudia el reciente fallo del Onceno Circuito del Tribunal de Apelaciones de Atlanta contra esos luchadores, encarcelados hace casi diez años. El comunicado refleja que se trató de una decisión de carácter político contra Cuba y su Revolución. (PL)
13 de junio del 2008
Unos 500 delegados asistirán Encuentro ecuatoriano
Amistad con Cuba
QUITO, 12 de junio (PL).— Unos 500 representantes de 20 de las 24 provincias de Ecuador asistirán al XIII Encuentro Nacional de la Coordinadora Ecuatoriana de Solidaridad con Cuba, afirmó hoy Fidel Chiriboga, presidente encargado de esa organización.
La cita se celebrará en la Casa de la Cultura de Guayaquil, segunda ciudad en importancia de este país, y será aprovechada para conmemorar los 80 años del natalicio del comandante Ernesto Che Guevara y los 50 años del triunfo de la Revolución cubana, resaltó Chiriboga.
En breves declaraciones a Prensa Latina, subrayó que en esa urbe ecuatoriana, con mayor población de esta nación y ubicada al suroeste de Quito, se inaugurará una exposición de fotos de Che Guevara, quien estuvo en Guayaquil en 1953.
Adelantó que avanzan asimismo los trabajos de edificación del monumento al guerrillero argentino-cubano que se exhibirá en esa ciudad a partir de octubre venidero.
El máximo representante de la Coordinadora destacó que en la reunión se hará un balance de la labor realizada en los dos últimos años por las asociaciones de amistad y se aprobará la estrategia de acción futura.
Queremos asimismo intensificar la campaña nacional en reclamo de la liberación de cinco cubanos presos injustamente en cárceles de Estados Unidos y condenar la última decisión de la Corte de Apelaciones de Atlanta, aseveró.
Por ello, esta cita será fundamental para coordinar acciones en demanda de justicia para Gerardo Hernández, Fernando González, Antonio Guerrero, René González y Ramón Labañino, quienes están presos por evitar la realización de actos terroristas contra Cuba desde Estados Unidos, agregó.
Chiriboga enfatizó que la ocasión será aprovechada además para elegir a la nueva directiva de la Coordinadora Nacional de Solidaridad con Cuba.
“IL 13 SETTEMBRE TUTTI A ROMA PER I CINQUE”
Il 13 settembre a Roma avrà luogo una manifestazione nazionale indetta dal “Comitato italiano giustizia per i Cinque” a sostegno della battaglia di giustizia e civiltà che cinque patrioti cubani stanno combattendo da dieci anni nelle carceri Usa contro la vergognosa sentenza della giustizia statunitense che li ha ingiustamente condannati a pene spropositate e illegittime.
La colpa dei Cinque cubani è quella di aver denunciato alle autorità statunitensi attentati terroristici contro Cuba da parte dei mafiosi cubani della Florida. Purtroppo per i cubani gli Usa considerano il terrorismo a seconda dei propri interessi e quello contro Cuba, da loro sostenuto e alimentato, è ovviamente non ricondotto nella categoria terrorismo da combattere.
La manifestazione nazionale del prossimo 13 settembre servirà per dimostrare, oltre alla vicinanza e alla solidarietà ai cinque cubani, che per i sinceri democratici italiani non esiste un terrorismo buono e uno cattivo a seconda degli interessi strategici Usa ma esiste il terrorismo internazionale che va sempre e comunque combattuto.
Dal sito del Comitato (www.giustiziapericinque.org) si leggono già molte adesioni ma è necessaria una grande e unitaria mobilitazione per quella data che rientra nel mese internazionale di mobilitazione indetto dai cubani.
E’ una grande occasione per tutto il movimento solidale con Cuba del nostro paese di dimostrare che la solidarietà è un sentimento che unisce, al di là delle sigle, e che
COMUNICATO ASSOCIAZIONE ITALIA - CUBA
L’
Ci auguriamo che tutte le altre persone sequestrate nel mondo possano riacquistare la libertà, come nel caso dei Cinque cubani detenuti da 10 anni nelle carceri statunitensi, dopo un processo definito illegale dal Gruppo di Lavoro sulle Detenzioni Arbitrarie della Commissione dell’ONU per i Diritti Umani, nel suo Parere n° 19/2005, in quanto è stato fatto “in violazione dell'articolo 14 della Convenzione Internazionale dei Diritti Civili e Politici”.
Questi Cinque cubani controllavano l’attività dei gruppi terroristici di Miami per prevenire attentati contro il proprio popolo. Paradossalmente il Governo degli Stati Uniti, anziché fare arrestare i terroristi ha fatto arrestare loro.
Gradiremmo che i mezzi di comunicazione italiani si occupassero anche di casi come questo.
Il 13 settembre
Per noi democratici italiani, invece, esiste un solo terrorismo ed è sempre da condannare.
Chiediamo pertanto alle forze politiche e ai mezzi di comunicazione italiani di attivarsi con lo stesso impegno dimostrato nel caso di Ingrid Betancourt.
Segreteria Nazionale
Associazione di Amicizia Italia-Cuba
Per aderire:
info@giustiziapericinque.org
NOTIZIARIO CUBANO N°2
Il Piccolo Elian nel partito
L'Avana - Elian Gonzalez ha ricevuto la tessera della Juventud comunista di Cuba. Il "balserito" partito nel 1999, ad appena 6 anni, con la madre verso la Florida e poi diventato protagonista di un lunghissimo braccio di ferro tra la comunità in esilio a Miami e Fidel Castro, ha compiuto 14 anni. Il ragazzo, che nel 2000 tornò a Cuba dopo un discusso blitz delle forze dell'FBI per fare rispettare la sentenza dei giudici, ha ricevuto la tessera del partito in una cerimonia pubblica a Cardenas, dove vive con il padre.
Sopravvisuto al naufragio in cui era morta la madre, Elian era stato affidato ai parenti in esilio c
(ASCA-AFP) - L'Avana, 17 giu - Il presidente venezuelano Hugo Chavez e' arrivato in visita a Cuba per incontrare l'amico e alleato, Fidel Castro, e suo fratello Raul.
L'ex lider maximo e' ''vivo e vegeto'', ha dichiarato il capo di Stato di Caracas arrivato ieri a L'Avana per l'ultima di una serie di consuete visite che Chavez intrattiene con Castro da quando si e' ammalato nel 2006.
''Fidel sta bene, vivo e vegeto, pensando, scrivendo e dettando importanti strategie per Cuba e per la nostra America Latina'', ha dichiarato Chavez.
''Raul sta tenendo le redini'', ha detto riguardo al presidente di Cuba eletto il 24 febbraio scorso e con il quale Chavez rivedra' nei prossimi mesi alcuni degli accordi bilaterali tra i due Paesi.
''La rivoluzione cubana sta marciando a ritmo di tamburo ed e' piu' viva che mai - ha concluso Chavez aggiungendo che il Venezuela sta compiendo lo stesso percorso - Alla fine siamo nella stessa rivoluzione''. (Piu'Europa).
FIDEL CASTRO IN TV DOPO 5 MESI
(ASCA) - Roma, 18 giu - A cinque mesi di assenza dagli schermi, Fidel Castro e' riapparso oggi nella tv locale a colloquio con Hugo Chavez. Lo riporta il sito web della Cnn.
L'ottantunenne ex presidente cubano e' stato filmato mentre conversava animatamente con il fratello Raul, ora presidente di Cuba, e con l'alleato ed amico Chavez.
''Con Fidel abbiamo parlato ieri per circa tre ore mentre oggi per almeno due ore passeggiando in giardino'', ha detto ai giornalisti il capo di Stato venezuelano.
L'ex lider maximo non appare in pubblico dal luglio 2006, quando si e' sottoposto ad un delicato intervento di chirugia intestinale che lo ha costretto a lasciare la presidenza.
Nel video, della durata di un'ora e mezza, i tre leader hanno discusso di crisi energetica ed alimentare mondiale e delle alluvioni che stanno sconvolgendo e sommergendo nel fango numerose citta' al centro degli Stati Uniti.
Sito meteo
Secondo i ricercatori, delle 15 tempeste otto diventeranno uragani, di cui quattro di forte intensità, mentre la media di lungo periodo è rispettivamente sei e due. La probabilità che uno dei grossi uragani si abbatta sugli Stati Uniti èdel 69%, mentre in totale si prevede una stagione del 160% maggiore della media, inferiore quindi a quella del 2005 che portò l'uragano Katrina che fu invece del 275% maggiore della media.
PARTE LA CORSA DEI BIG INGLESI DEL TURISMO
Una società britannica proprietaria di ristoranti e night-club ha formato una joint – venture con il governo cubano per creare il primo “golf resort” dell’isola caraibica: un grande albergo 5 stelle, completo di campo da golf con 18 buche, attrezzature sportive, boutique e centro congressi. La Havana Holdings, questo il nome della società, che possiede la catena di ristoranti – club Floridita (dal nome del locale preferito di Hemingway a Cuba) a Londra, Dublino, Madrid e presto anche a Mosca e in altre città, investirà circa mezzo miliardo di euro per costruire il Carbonera Country Club insieme ai cubani. Sir Terence Conran, proprietario della catena di arredamento e dei ristoranti omonimi in Gran Bretagna, contribuirà con le sue idee al progetto. L’albergo, che deve aprire nel 2011, sarà il primo di mezza dozzina di hotel che gli investitori britannici vogliono costruire a Cuba. L’iniziativa è una dei primi segnali di apertura a investimenti occidentali dopo il passaggio del potere da Fidel a suo fratello Raul Castro.
MUSICA CARAIBICA A NAPOLI
MADRAS
MADRAS luonge estate 2008
Il successo del venerdì invenale 100x100 caraibico a cura di Alfonso Marta prosegue anche in estate nella splendida location estiva del Madras ( Pozzuoli , via Campana)
Possibilità di cenare esclusivamente su prenotazione
Inzio serata ore 23 circa. info line liste prenotazioni338.9833468 - 393.0027213
Il sabato estivo del Madras – Napoli. Area 1 Balli caraibici
I migliori locali di salsa e musica latina a Napoli
1 Caraibi – Pozzuoli (NA)
2 Madras – Pozzuoli (NA)
3 Reggaeton – Napoli
4 Planet Miami - Napoli
5 Cuba Cafè – Giugliano in Campania (NA)
6 Iguana Club di Varcaturo (NA)
7 Marilyn Disco Ischia (Na)
8 La Brasserie - (Na)
BUENA VISTA SOCIAL CLUB ORCHESTRA
domenica 13 luglio, Roma (Auditorium)
COMPAY SEGUNDO ORCHESTRA
venerdì 18 luglio, Pescara (Teatro D’Annunzio)
a cura di MASSIMILIANO DIANA